Roger Ebert su Avatar

Anche Roger Ebert, decano dei critici americani e volto della storica trasmissione At the Movies, ha pubblicato la sua recensione su Avatar.

Sul Chicago Sun-Times assegna al film quattro stellette ed azzarda un paragone piuttosto impegnativo:

Watching “Avatar,” I felt sort of the same as when I saw “Star Wars” in 1977. That was another movie I walked into with uncertain expectations. James Cameron’s film has been the subject of relentlessly dubious advance buzz, just as his “Titanic” was. Once again, he has silenced the doubters by simply delivering an extraordinary film. There is still at least one man in Hollywood who knows how to spend $250 million, or was it $300 million, wisely.

L’alunno aveva superato il maestro già molti anni fa: il Titanic, racconto fluviale e kolossal progressista, che univa la classicità magniloquente di Via col Vento alla modernità di un impianto produttivo digitale e rivoluzionario, era stato capace di segnare un intero decennio.

E se pensiamo alle ultime sterili fatiche di Lucas, dalla seconda inutile trilogia al quarto impresentabile Indiana Jones – mere operazioni commerciali, buone solo a rimpinguare casse già stracolme di dollari – non c’è dubbio che la palma del più grande film-maker popolare sia passata di mani, attraversando momentaneamente quelle fragilissime e inadatte di Peter Jackson, per approdare a quelle di James Cameron.

Secondo Ebert, questa volta il regista si è spinto ancora oltre:

“Avatar” is not simply a sensational entertainment, although it is that. It’s a technical breakthrough. It has a flat-out Green and anti-war message. It is predestined to launch a cult. It contains such visual detailing that it would reward repeating viewings. It invents a new language, Na’vi, as “Lord of the Rings” did, although mercifully I doubt this one can be spoken by humans, even teenage humans. It creates new movie stars. It is an Event, one of those films you feel you must see to keep up with the conversation.

E conclude il suo pezzo con una dichiarazione che non lascia spazio ad ambiguità:

It takes a hell of a lot of nerve for a man to stand up at the Oscars and proclaim himself King of the World. James Cameron just got re-elected.

Stiamo per rivedere questa scena, dodici anni dopo?

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