Venezia 2009 – X giorno

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GREEN DAYS **

Il primo film di Hana Mahmalbaf, l’ultima delle figlie del noto regista iraniano, è il racconto della campagna elettorale che ha contrapposto Moussavi e Ahmadinejad, nella scorsa primavera.

Il film sposa il punto di vista di una giovane attrice, che cerca di fare teatro a Teheran.

Già sostenitrice del moderato Khatami, deve fronteggiare la disillusione per la politica, seguita alla sconfitta del 2005.

Alle immagini riprese prima delle elezioni, in mezzo alla folla che manifestava per una svolta nel governo iraniano, si alternano le immagini rubate con i telefoni cellulari del colpo di stato successivo alla sconfitta di Ahmadinejad ed alla repressione poliziesca del dissenso.

Il valore di Green Days è nel tentativo di raccontare senza pregiudizi una realtà complessa e opprimente.

Brillante Mendoza

LOLA **1/2

Il nuovo film di Brillante Mendoza è il secondo film a sorpresa del concorso.

Il regista filippino già vincitore del premio per la miglior regia a Cannes con il controverso Kinatay, qui racconta la storia di due nonne: il nipote di una ha ucciso e derubato il nipote dell’altra.

Il colpevole è stato arrestato dalla polizia, ma tra le due famiglie si raggiungerà un accordo.

Mendoza sta con la macchina da presa sulle due anziane donne che cercano di andare avanti, superando l’ennesima tragedia di una vita difficile: una organizza il costoso funerale, l’altra cerca i soldi prima per un’impossibile cauzione, poi per un accordo stragiudiziale che eviti al nipote una lunga condanna.

Nelle strade battute da una pioggia torrenziale, le due donne finiranno per comprendersi.

Il film adotta ritmi lenti, segue alternativamente le due donne nel loro peregrinare tra stazioni di polizia, viaggi in campagna, visite ai parenti, cerimonie e processi.

Eppure il radicalismo nella messa in scena non convince sino in fondo, però Mendoza apre una finestra inedita su un mondo fatto di orrore, miserie e compassione: una vita non vale che i soldi del suo funerale, gli uomini sono inetti, idioti o assassini per caso, le donne più anziane portano sulle loro spalle tutto il peso della famiglia.

 Mr. Nobody

MR. NOBODY **1/2

Dopo tredici anni di silenzio, il regista di Totò les heros e L’ottavo giorno ritorna al cinema con una mega produzione europea e canadese, per raccontare le molte vite di Nemo Nobody, l’uomo più vecchio sulla terra del 2092.

Nel futuro tutti sono pressochè immortali, tranne il protagonista, che ricorda per un giornalista e per il suo medico le svolte che hanno segnato la sua vita.

Il film percorre, sino in fondo, tutte le strade che Mr.Nobody avrebbe potuto seguire a partire dalla prima scelta fondamentale della sua vita: quella che nasceva dalla separazione dei genitori

A partire da quella decisione – impossibile per un bambino di otto anni – Van Dormael ci conduce lungo tutte le possibili esistenze del protagonista, in viaggio senza tempo e nello spazio attraverso gli amori impossibili, i matrimoni, i figli, le città, per poi ritornare a quel pomeriggio fatidico in cui Nemo non ha saputo scegliere tra il padre e la madre.

Il lavoro del regista belga è indubbiamente ambizioso, ricchissimo, pieno di momenti di sincera commozione.

E’ un film che cerca di fondere la tenerezza spielberghiana per il tempo spensierato dell’infanzia, al trauma per la disgregazione della famiglia, le possibilità del destino care a Kieslowski con l’eleganza narrativa ed il senso della perdita di Wong Kar-Wai.

Purtroppo Van Dormael non riesce a rendere coerente e appassionante un racconto troppo frammentato ed anche la colonna sonora pop appare sin troppo risaputa, nel suo tentativo di evocare atmosfere, emozioni, sentimenti.

Si fosse limitato alla storia d’amore tra Nemo ed Anna, forse avrebbe girato un film meno ricco, ma certamente più sincero e riuscito.

 A single man

A SINGLE MAN ***

Il film d’esordio di Tom Ford, geniale stilista, responsabile del rinnovo dei marchi Gucci e di YSL, è stata una piacevole sorpresa ed una chiusura perfetta per il concorso veneziano.

A single man è stratto da un romanzo breve di Isherwood, che racconta l’ultima giornata di un professore universitario inglese, nella California del 1962.

Il suo compagno Jim, un architetto del Colorado, è morto in un incidente d’auto ed il professore George Falconer sembra fare i conti con un’esistenza invisibile, che ha perso il suo centro.

Nel lungo viaggio verso la notte, ci saranno incontri inaspettati con un novello James Dean, con uno studente forse capace di occupare il posto di Jim nella vita di George, con un’amica, forse ancora invano innamorata di George.

I propositi di suicidio verranno frustrati più volte, fino a che non sembra farsi strada una possibiltà nuova, bruscamente frustrata dal destino.

Il film è un piccolo gioiello di precisione drammaturgica ed interpretativa: le ultime ore del Prof. Falconer, supera i confini di genere, facendosi racconto struggente ed universale, sulla perdita e la possibilità di continuare a vivere.

Tom Ford dimostra notevole capacità nel dirigere gli attori, tutti straordinari, su cui spicca un inedito Colin Firth, di notevole precisione drammatica e raffinata adesione.

La sua recitazione trattenuta, controllatissima, tutta in levare, merita certamente di entrare nel palmares di questa modesta edizione della Mostra, caratterizzata da molti film riusciti, ma privi di particolari qualità estetiche, narrative o anche solo interpretative.

La regia di Tom Ford è sorprendente per misura ed eleganza.

La fotografia che cambia improvvisamente dominante, non appena un po’ di calore umano entra nell’universo grigio del professor Falconer, è una trovata spiazzante e felice.

Chissà se ci saranno nuove possibilità di apprezzare Tom Ford come regista.

Certamente il suo A single man si pone tra gli esiti più felici del festival e sarebbe un peccato se rimanesse un episodio isolato.

 THE HOLE *1/2

Preceduto dalla scontata premiazione come film 3D dell’anno, il nuovo Joe Dante è un horror da sabato sera, fatto apposta per il pubblico di teenager che affolla le sale in cerca di emozioni anestetizzate e preconfezionate.

Due ragazzini, appena trasferitisi da Brooklyn in una cittadini di provincia, scoprono nel proprio garage una botola apparentemente senza fondo.

Assieme alla figlia dei vicini di casa, finiranno per scoprire che dal buco sembrano uscire e materializzarsi le paure di ciascuno: un’amica morta, un clown di pezza, un padre violento ed assente. 

Per il rispetto che portiamo verso il regista di Gremlins, La seconda guerra civile americana, Matinée e Small Sodiers, vi risparmiamo ulteriori considerazioni ingenerose.

Quanto al 3D live action si limita sostanzialmente ad aggiungere profondità al quadro.

L’ennesima conferma che questa tecnologia vecchia, periodicamente riportata in luce, anche in questa ennesima incarnazione, non apporta nulla alla narrazione tradizionale, se non un momentaneo stupore, sui titoli di testa tridimensionali, ben presto frustrato dalla scomodità degli occhiali e dagli esiti modesti del 3D, nel corso del film.

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