“Un azzurro senza vita. Un azzurro pesante come il piombo”. Il reporter tedesco Wolfgang Bauer (Internazionale, n. 1648) descrive così la porzione di cielo che Halima, segregata in casa dai talebani in quanto, semplicemente, donna, riesce a scorgere dal cortile della sua casa di Herat, associando la visione mutilata a un senso di resa e di morte. Un cielo ridotto a un quadrato è un paradosso crudele, uno scherzo giocato contro la libertà dell’essere umano. È qualcosa che fa odiare l’immutabilità del sereno. A Lily Riser, protagonista della serie britannica Girl Taken, neppure questo è concesso. Per cinque interminabili anni nessuna escursione all’esterno, nessuna ora d’aria, nessuna illusione di poter posare lo sguardo lassù, nella speranza di una nuvola passeggera.
Girl Taken è tratto da un romanzo di Hollie Overton, Baby Doll, edito in Italia da Mondadori con il titolo La casa in fondo al viale.
Lily e Abby sono due sorelle gemelle molto diverse tra loro. La prima è irrequieta e ribelle, la seconda diligente e coscienziosa. Lily ha un cattivo rapporto con la scuola, Abby ama studiare, manifestando una particolare predilezione per la letteratura. Il suo insegnante, Rick Hansen, la elogia, arrivando a dire che i suoi temi sono tanto eccellenti da ricordargli i suoi scritti di gioventù e, per incoraggiarla, le regala un’antologia di poeti.
Lily ai libri preferisce le fabbriche abbandonate e le droghe sintetiche. Un giorno Abby la raggiunge in quella che pare la versione diurna di un rave senza musica. Vetri rotti e ambienti desolati: tutto rimanda a un Inghilterra di provincia, minore, sonnacchiosa, dimenticata. Lily, ragazza ribelle e fragile, è con Wes, il suo ragazzo, uno sfaccendato che solo dopo (negli anni successivi al rapimento) metterà la testa a posto e abbandonerà le cattive compagnie. Le due sorelle litigano ferocemente. Il motivo in sé è poco importante. Contano di più le frizioni latenti, i dissidi nascosti pronti ad esplodere con la complicità di un banale pretesto. Vola uno schiaffo e Lily fugge via.
In Girl Taken le ambientazioni e gli spazi hanno un peso specifico non secondario, anche sotto l’aspetto simbolico. Attorno alla casa dei Riser sorge una foresta, elemento associabile all’oscurità della psiche e all’imperscrutabilità della sorte. Per i ragazzi del posto il sentiero tra gli alberi rappresenta una scorciatoia. Quel giorno piove e, sfortunatamente, Lily accetta un passaggio in auto da Rick Hansen, l’insegnante di sua sorella. Un beniamino della comunità, un insospettabile.
È un attimo, un attimo destinato a durare anni. Narcotizzata, rapita. Il mondo crolla. Quando apre gli occhi, Lily scopre di essere stata chiusa in uno scantinato. Una catena ancorata al pavimento ne riduce i movimenti allo stretto necessario. Quell’ambiente angusto, una trappola per topi senza finestre, è stato attrezzato per ospitare qualcuno.
I cliché del genere horror sono rispettati. I muri appaiono vecchi, corrosi, scrostati. Una ventola garantisce la circolazione dell’aria. Ai lati risaltano brutti mobili, all’angolo un water e al centro… un letto e una culla. Il terrore aumenta. Infine arriva lui, il professore amante della poesia romantica, aspirante scrittore. Ho faticato per farti avere tutto questo. Nella sua mente folle l’ingratitudine non è contemplata. Lily dovrebbe apprezzarne gli sforzi e amarlo. Rick Hansen abuserà di lei ogni giorno.
La serie si regge, principalmente, sull’interpretazione straordinaria di Tallulah e Delphi Evans, realmente sorelle nella vita. È una scelta di casting non troppo consueta e dall’esito felice. Il rapporto tra Lily e Abby, vero focus di Girl Taken, ne acquista forza magnetica e aumenta il coinvolgimento emotivo dello spettatore. Peraltro, vengono posti ai margini gli aspetti più monologanti e riflessivi del romanzo di Overton. Il racconto si sofferma sulle trasformazioni occorse alla famiglia Riser durante la cattività di Lily.
Gli anni passano e, sebbene le ricerche continuino, il timore della morte di Lily diventa un sospetto difficile da allontanare. L’accento è posto sullo sconforto della sorella. L’assenza scava un buco nell’anima e alimenta in lei un senso di colpa vissuto come spietata autoaccusa. Perché lei e non io? Il tempo, inevitabilmente, cambia le persone. Mentre il rimorso devasta Abby, paralizzandone le ambizioni di studio e di carriera, Eve, la madre, precipita nell’alcolismo. I silenzi tagliano le giornate come una lama nel burro. La metamorfosi è nei dettagli. Anche le modifiche esteriori, compresi l’abbigliamento e la cura di sé, segnalano uno sbandamento crescente. Solo la vicinanza di Wes, l’ex di Lily, dà conforto ad Abby, finché i due si fidanzano e vanno a vivere insieme. Oltraggio alla memoria oppure necessità disperata di andare avanti?
Rick Hansen è interpretato da Alfie Allen (il personaggio Theon Greyjoy nel Trono di spade). Rick è un mostro che l’ottimo Allen riesce a caratterizzare nei suoi atteggiamenti di diabolica ambiguità. Vediamo il professore partecipare attivamente alle ricerche di Lily quando la ragazza è già prigioniera del suo cottage immerso nel verde. Consola Eve, che poi si rammaricherà di essersi confidata con il carnefice della figlia. La normalità di Rick spaventa. Chiama Lily “Babydoll”, anche il titolo del romanzo sul quale sta, almeno apparentemente, lavorando, e sua moglie Zoe… “Meraviglia”.
Perché Rick è ossessionato dalla discendenza? Vuole un erede o il bambino serve solo a lenire la sofferenza esistenziale di Zoe, a farla tacere? Rick si dimostra un uomo incapace di fronteggiare l’imperfezione del dolore. Da qui, la violenza, tanto psicologica quanto fisica. La moglie, depressa e fragile, cade sotto i colpi della sua personalità manipolatoria. Le vittime del professore (Lily non è la prima donna rapita) sono null’altro che simulacri, figure chiamate a sostituire la moglie all’interno di un criminale gioco di specchi. L’esercizio del male nasconde un bisogno di conformismo, di normalità esibita verso la società. Quando Rick porta a casa la piccola Alice, frutto ovviamente di uno stupro (a Lily fa credere che il bambino sia morto), Zoe non domanda, non si allarma, non dice di no.
Lo sviluppo narrativo della serie si dispiega in tre momenti ben riconoscibili: la segregazione di Lily, il suo ritorno a casa, la cattura di Rick e la conseguente fase carcerario-giudiziaria. Il ricongiungimento dei Riser costituisce il cuore del racconto. Lily riesce a scappare sfruttando una falla del sistema coercitivo architettato da Rick. Interrogata, all’inizio non riesce a pronunciare il nome del suo carceriere. La manipolazione allunga gli artigli sul presente. Si insinua in lei il dubbio di essere colpevole o corresponsabile degli avvenimenti. Il trauma non le fa accettare il minimo contatto umano. Gli abbracci la atterriscono. La ricostruzione degli eventi passati risulta una fatica impossibile da sostenere. La parola si rivela impotente. Le notti spalancano la porta a incubi sempre in agguato. La verità porta sofferenza. Quella che fa più male riguarda il segreto tenuto nascosto da Abby. La sua relazione con Wes, tanto simile a un tradimento.
La visione del panorama lacustre, che si imprime sugli occhi affaticati di Lily appena fuggita, è un’epifania riuscita. Se la natura spalanca il cuore alla meraviglia, la riappropriazione della quotidianità rischia di essere un sentiero stretto e complicato. Alcuni dettagli minori, dalle altalene gocciolanti dopo la pioggia ai fiori di campo accarezzati dal vento, sono colti con una certa sensibilità estetica. Cosa si cela negli attimi nascosti del presente, se non un’infinita malinconia? Le foto incorniciate di lei e Abby bambine suscitano un sentimento di nostalgia, non solo nei confronti del passato, comunque tangibile, cristallizzato negli scatti, ma, di più, per futuri ipotetici, mai accaduti e impossibili da immaginare. I regali accumulati per lei nel corso degli anni da Abby e Eve avvalorano questa percezione di vita smarrita, gettata via.
La disumanità di Rick, arrestato mentre tenta di mettersi in salvo con tutta la felice famigliola al seguito, si riflette nell’atteggiamento di ostinata arroganza con cui nega di aver rapito Lily, arrivando ad attribuire alla ragazza, secondo un tipico schema di ribaltamento ideologico della verità, istinti persecutori nei propri confronti. Fino a che punto è possibile capovolgere la realtà dei fatti e risultare credibili? Il disastroso incontro in carcere tra lui e Lily è uno degli snodi più rilevanti della serie. In gioco c’è la salvezza di Isobel, un’altra probabile vittima del mostro. La permanenza in carcere non ammorbidisce Rick, né le botte da orbi ricevute dai carcerati smuovono qualcosa nella sua testa. Sarà Zoe, la moglie, a sbugiardarlo.
L’ultima parte sconta qualche passaggio forzato. Di nuovo torna la foresta, ossessiva e cupa, degno complemento ambientale della paura. Il clima di assedio si estende alla famiglia Riser (l’orrore ovviamente è contagioso), asserragliata in una baita nell’attesa del gran finale di partita. Le abilità di Rick, evaso, malconcio, comunque accompagnato dal suo istinto ferino, sembrano moltiplicate. Il duello rusticano tra il professore e l’allieva appare una sorta di resa dei conti all’altezza della miglior tradizione epica. L’unica catarsi auspicabile è la vendetta? Notevole, comunque, l’espediente narrativo del sogno nel sogno. Nella dimensione onirica Lily abbraccia Rick. E se lo desiderasse davvero?
In Girl Taken amore e morte sono inestricabili. Vediamo le due sorelle abbandonarsi, adulte riconciliate e memori della propria infanzia, a un terapeutico dondolio. Non è semplice erudizione voler ricordare che nell’Antica Grecia l’altalena, almeno secondo alcune interpretazioni, è un simbolo associato, per il tramite di finte impiccagioni, ai riti di iniziazione di giovani donne (mito di Erigone). L’elemento della connessione gemellare, presente ovunque nella serie, risalta in particolare nell’epilogo. La simmetria spezzata dal rapimento è ristabilita da un doppio evento. Abby aspetta un bambino, anzi due. Lily “scopre” sua figlia. Saranno entrambi madri. L’intesa tra Lily e Alice ripristina, in effetti, una specie di ordine cosmico. Certo, i frantumi di un vaso spezzato non comporranno mai, pur se incollati alla perfezione, l’originale. Solo così, tuttavia, mettendo un pezzo accanto all’altro, si può sopravvivere all’irreparabile.
Titolo originale: Girl Taken
Numero di episodi: 6
Durata: 60 minuti l’uno
Distribuzione Paramount+
Uscita in Italia: 8 gennaio 2026
Genere: Drama, Thriller
Consigliato a chi: non ha nostalgia degli ultimi giorni di lezione, si prepara da solo le fragole con la panna, non tenterebbe mai di baciare il suo ex fidanzato.
Sconsigliato a chi: si presenta a casa di qualcuno senza avvertire, crede che a tavola l’uomo debba iniziare a mangiare per primo, non sa farsi degli amici al momento opportuno.
Visioni e letture parallele:
- All’interno della prolifica nidiata di film sui “rapimenti”, si consiglia Gone Baby Gone di Ben Affleck del 2007, disponibile su Netflix.
- Un classico sul tema della scomparsa: Ian McEwan, Bambini nel tempo, Einaudi, 2015.
- Gli insegnamenti di una monaca buddista per trasformare le avversità in un’opportunità di cambiamento: Pema Chödrön, Accogliere l’inaccettabile. Come vivere appieno un momento spezzato, Ubiliber, 2021.
Una poesia: Splendore nell’erba di William Wordsworth.

