Landman 2: troppi grattacapi per Tommy Norris

Landman 2 1/2

Nella nuova stagione di Landman Tommy Norris, padre premuroso e scafato, è costretto a confrontarsi con Gallino, l’uomo che per un pelo (vedasi l’incipit della serie) non l’ha fatto ammazzare. Colpa del figlio Cooper, che si ritrova con un debito di 40 milioni di dollari sulle spalle. Magari i problemi di Tommy finissero qui…

Questa serie, definibile come un western contemporaneo in cui i contratti prendono il posto delle pistole, mantiene intatto il suo fascino sinistro. Se dovessimo cercare la sostanza morale dell’America di oggi, la troveremmo perfettamente esplicata nei personaggi creati da Taylor Sheridan.

Torniamo al giovane Cooper (Jacob Lofland). Il ragazzo coltiva ancora il sogno di mettersi in proprio, un obiettivo che nel Texas occidentale può significare una cosa sola: gestire tanti pozzi di petrolio per guadagnare una quantità inverosimile di soldi. Chi ha visto la prima stagione sa che Cooper è il figlio di Tommy (Billy Bob Thornton), il vero landman della situazione, l’uomo chiamato a regolare i rapporti sul campo tra i proprietari dei terreni, gli investitori petroliferi e gli operai sempre a rischio di morire in circostanze tragiche.

Purtroppo il mondo è fatto di squali. O, pensando al deserto, popolato da nidiate di velenosissimi serpenti a sonagli. Gallino (Andy Garcia), boss cubano di un cartello della droga e vecchia conoscenza di Tommy, si è inserito nell’affare approfittando dell’inesperienza del ragazzo. Cooper, ancora innamorato della giovane vedova messicana Ariana (Paulina Chavez), scopre troppo tardi che il suo socio in affari è un tipo scomodo.

Le giornate di Tommy sono infinite. Il nostro uomo si alza presto, svicola dalle follie di moglie e figlia, prende l’auto e guida fino a sera, attaccato al bluetooth in attesa della prossima telefonata, ovvero del prossimo inevitabile casino da risolvere. Il lavoro è una creatura onnivora che stritola il protagonista. D’altronde, Tommy sembra nato per affrontare questioni assurde. La serie si apre, non a caso, con la scoperta di un clamoroso buco nelle finanze della M-Tex, la società di Monty Miller (Jon Hamm), venuto a mancare a causa di un infarto alla fine della precedente stagione.

In virtù del nuovo ruolo ricoperto nella M-Tex, cioè di presidente, Tommy deve capire cosa ne sia stato dell’ingentissimo risarcimento incassato da una compagnia assicurativa che, ovviamente, vuole far rispettare le clausole contrattuali. Trattasi di quattrocento milioni di dollari che Monty, pace all’anima sua, non avrebbe impiegato secondo le finalità previste.

A complicare il quadro ci pensa Cami (Demi Moore), la vedova di Monty desiderosa di svolgere, finalmente, un ruolo attivo nella M-Tex. Il personaggio acquista spessore. Da figurina scialba, complice una splendida Moore consapevole di essere entrata nella sua seconda giovinezza dopo The Substance, Cami diventa una figura centrale, decifrabile in termini di emancipazione nonché simbolo di una frattura, geografico-culturale, tra la metropoli finanziaria e il Texas profondo. Anche lei, comunque, cede a Gallino. Il punto focale, l’epicentro di tutte queste linee di tensione è sempre Tommy. Il quale, oltre a essere divorato dal lavoro, se la deve vedere con la sua famiglia. Quanti grattacapi…

Non c’è salvezza, non c’è giustizia, non ci sono valori di riferimento a parte quelli tipici di una certa America. La prassi per sistemare i problemi è una sola: ricorrere a un incessante sforzo di mediazione. Dare per avere, punto. Se qualcuno pensa di regolare altrimenti il caos delle transazioni, è un povero illuso. Valgono le promesse, vale la parola data, vale il risultato finale. Il resto, nell’universo seriale di Sheridan, tanto simile alla realtà politica attuale, è una vuota chiacchiera.

Angela (Ali Larter) e Aynsley (Michelle Randolph) si confermano i personaggi deboli di Landman. La loro carica di comicità risulta spesso fastidiosa e fuori luogo. Angela, in particolare, persevera nei suoi tentativi di imbastire cene “a tema”, con leccornie d’importazione che nulla c’entrano con il mood alimentare texano. Ritornata al fianco di Tommy nella veste di moglie più o meno ufficiale, esagerata e ridicola nell’esprimere le sue numerose voglie dal sesso allo shopping, Angela pregusta un presente da supermilionaria e avvia una ricerca di mercato per acquistare la classica villa dei sogni.

Aynsley ottiene di essere ammessa al college. Davanti a un’allibita direttrice, la figlia decerebrata di Tommy sostiene la tesi sull’importanza dell’accoppiamento tra campioni di football e ragazze carine in ottica di “ripopolamento”. L’alleanza tra Angela e Aynsley tocca le corde dell’umorismo volgare nella comune attività di “volontariato” a favore degli anziani rinchiusi in una casa di riposo. Una parodia del conservatorismo compassionevole? Forse. Non c’è altra America al di fuori di questa, per Sheridan, se non nei sogni dei liberal che, appunto, non sono realtà. E allora tanto vale esasperare le contraddizioni di questa nazione il cui presidente… ha perfino ribattezzato un Golfo per sottrarlo ai dirimpettai messicani.

La stagione introduce la figura di  T.L. Norris (Sam Elliot), il padre di Tommy, anche lui impiegato da giovane nel settore delle estrazioni petrolifere. T.L., ormai ottantenne, è affascinato dai tramonti texani, spettacolari in ragione di condizioni atmosferiche “uniche al mondo”. T.L. guarda il cielo costretto su una carrozzina, all’esterno della clinica dove trascorre giorni malinconici. Quando muore sua moglie, alias la madre di Tommy, tutto cambia. In questa stagione Landman estende l’orizzonte degli eventi familiari del protagonista principale, ponendolo al cospetto di un passato dolorosamente rimosso. T.L viene invitato ad andare a vivere nel quartier generale di Tommy, cioè casa sua che già ospita, oltre a moglie e figlia, Nate (Colm Feore), lo storico avvocato di fiducia, e Dale (James Jordan), il responsabile tecnico degli impianti.

Rebecca Falcone (Kayla Wallace), l’avvocata di città, si muove con la consueta irruenza contro i nemici della compagnia, in genere studi legali composti da uno stuolo di uomini bianchi. A differenza degli episodi della precedente stagione, nei quali sembrava una terminator senz’anima plasmata dall’intelligenza artificiale, Rebecca svela il suo lato umano. Durante un viaggio in aereo piuttosto turbolento incontra un ingegnere petrolifero, coincidenza vuole, proprio della T-Mex, con il quale avvia una relazione molto intensa sul piano fisico. Resta però una donna spietata. “Se ingoiasse un pezzo di carbone farebbe un diamante in tre giorni”, dice di lei Tommy, che di gente dura se ne intende.

Le generazioni ereditano dalle precedenti un mondo immutabile. L’economia va a petrolio: nei dialoghi questa verità si impone, forte più di un dogma. Opporsi all’evidenza è un’eresia da bambini mai cresciuti. Scopriamo che Tommy ha perso l’olfatto a trent’anni dopo aver sbattuto il naso contro una torre di perforazione. Ogni inconveniente è un male necessario. Il racconto è imbevuto del mito della frontiera, un mito protestante, biblico, da antico testamento, tipicamente western. È l’individuo opposto alla forza degli eventi, naturali o privati poco importa. Su un silo si legge American Oil, American Jobs. Le trivellazioni, sulla terraferma e offshore, costituiscono un argomento di discussione accostato tranquillamente all’occorrenza sempre più periodica degli uragani, senza un nesso critico. I commenti apolitici di Tommy rappresentano un raffinato esempio di cinismo. Cosa importa se governa l’uno o l’altro? I fatti vanno, comunque, così.

A Sheridan interessa il qui-ed-ora, giusto o sbagliato che sia. Ragionare su cosa il mondo dovrebbe essere, anziché su come effettivamente è, nella scrittura autoriale del padre di Yellowstone e 1923, non ha alcun senso. Landman racconta una civiltà politica arenata in una circostanziata palude ideologica. Domina il principio dell’estrattivismo: se c’è un oceano di petrolio e gas sotto i nostri piedi, perché non sfruttarlo? Va da sé che la natura, per quanto splendida, non va tutelata, ma solo utilizzata per superare in termini di potenza i rivali geopolitici. L’economia è l’unica dimensione misurabile e se tutti vogliamo uno smartphone con un’IA integrata sempre più performante servono immense gigafactory, i pozzi, le trivelle, il fracking, le immarcescibili centrali a carbone. Gli incidenti mortali degli operai quale collateral effect della produzione petrolifera è un aspetto non taciuto dalla serie. È un destino duro. Un destino da accettare.

Il corpo a corpo di Sheridan con il suo/nostro tempo e soprattutto con la sua nazione, non ammette finzioni. Il presente americano coincide con il Texas, il grande Regno del Petrolio, peraltro diviso tra parte occidentale e orientale, tra città e periferie. Il ripiegamento dell’America su sé stessa diventa un linguaggio, uno slang, un codice autoreferenziale. La serie, per uno spettatore estraneo a narrazioni così nettamente codificate anche sul piano gergale, può risultare ostica. Non è agile seguire le questioni legali e tecniche, snocciolate fin nelle complesse articolazioni. Altre divagazioni, ad esempio sul ciclo mestruale, vorrebbero forse esemplificare l’innato maschilismo di Tommy e compagni, però scadono a momenti evitabili.

La serie, in definitiva, non denuncia nulla. Il compiacimento estetico per gli spazi desolati da conquistare (l’insistenza sulla bellezza violenta e addomesticabile del deserto) va di pari passo con un fatalismo di marca intellettuale (la rappresentazione nichilistica degli Stati Uniti o almeno di questi Stati Uniti), esentandoci da qualsivoglia considerazione superflua. In fondo, il capitalismo somiglia tanto a… Las Vegas. Parola di Tommy.

In Landman la sfera privata ha un grande peso. L’amore, in particolare, pare essere l’ultima possibilità di riscatto quando tutto crolla. Amore da dare e da ricevere. Amore difficile, contrastato, a volte illusorio. Il gioco delle coppie è strutturato simmetricamente. Tommy e Angela, Cooper e Ariana, Charlie e Rebecca provano, in modi diversi, a raggiungere un punto d’intesa tra loro. T.L Norris pensa con sofferenza alla moglie perduta. I cowboy del XXI secolo si scoprono comunque fragili. Ogni rapporto coagula le proprie tensioni attorno a un luogo. Che sia casa o… roulotte, tanto simile a una precaria oasi da difendere, nessuno rinuncia a cercare il proprio centro di gravità.

La serie, non la migliore di Sheridan, regge grazie a vari fattori intrecciati. La scrittura resta, comunque, di livello. La fotografia testimonia la disadorna grandiosità degli spazi texani. Il cast si conferma di assoluto spessore. Inutile sottolineare la consueta bravura di Billy Bob Thornton, vera architrave di Landman. Demi Moore affina la caratura drammatica del suo personaggio, forse non pienamente sfruttato. L’arrivo di Andy Garcia è quel tocco di anticomunismo d.o.c.  (vedasi la biografia dell’attore) che pure mancava. La rivelazione, a dispetto dell’età, è però Sam Elliot. Con la sua magrezza e i suoi caratteristici baffi, T.L. vince in simpatia, perfino quando mena cazzotti. Tutto è cambiato, tranne i cappelli da cowboy, dice mentre osserva uno stand all’ingresso di un’arena per rodei. In un pianeta in fiamme vi deve pur essere qualche certezza.

Titolo originale: Landman – Season 2

Numero di episodi: 10

Durata: 50 – 75 minuti l’uno

Distribuzione: Paramount+

Uscita in Italia: 16 novembre 2025 – 18 gennaio 2026

Genere: Drama, Neowestern

Consigliato a chi: conosce la differenza tra pirati e bucanieri, apprezza le proprietà benefiche della vodka mischiata al succo d’anguria, commenta a voce alta gli speaker della radio.

Sconsigliato a chi: crede che le terapie fatte in piscina siano sempre noiose, non ha mai tenuto tra le braccia un furetto, rifiuterebbe a prescindere la carne di alligatore.

Visioni e letture parallele:

–  A proposito di ecosistemi in pericolo (compresa “l’acqua salata a est di Galveston”): la mostra Oceani, dedicata al lavoro del fotografo naturalista David Doubilet, è ospitata a Firenze, Villa Bardini, fino al 12 aprile 2026.

–  Il grande disastro della foresta di Fort McMurray, nell’Alberta, territorio ricco di petrolio e gas, è stato raccontato da John Vaillant in un libro-indagine magistrale: L’età del fuoco, Iperborea, 2024.

–  Adam, un camionista che viaggia nel sud del Texas, vuole diventare Amanda. Un romanzo duro e crudo di Juan Sebastian Gaviria: Di taglio in taglio, Ventanas edizioni, 2024.

Un simbolo di continuità: l’anello di famiglia.

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