Venezia 2025. Dead Man’s Wire

Dead Man’s Wire **1/2

Mercoledì 8 gennaio 1977 è una fredda mattina d’inverno a Indianapolis quando Tony Kiritsis sequestra Richard Hall, il presidente di una finanziaria presso cui ha acceso un mutuo per un terreno edificabile che non riesce a pagare.

Kiritsis ha ideato un sistema per cui il suo fucile è legato da un doppio filo di ferro al collo di Hall e al suo, in modo che nessuno sparare a lui senza uccidere anche il suo ostaggio.

I due uomini si spostano così a casa di Kiritsis mentre la polizia, la procura e gli inviati televisivi assediano il complesso dei Crestwood Apt, in attesa delle richieste del rapitore.

Kiritsis è convinto che il suo terreno interessasse una grande catena di supermercati, dissuasa da Richard Hall e dal padre M.L. dall’investire, per soffiargli l’affare. Pretende le scuse e un risarcimento, ma il vecchio M.L. è un osso duro e le trattative per uscire dall’impasse si prolungano per 63 ore…

Il film di Van Sant ha una sonora vibrazione seventies, grazie ad un antieroe paranoico che cerca rispetto e dignità con i mezzi più sbagliati.

E’ un altro pomeriggio di un giorno da cani quello che mette in piedi Kiritsis, prolungandolo per tre giorni. Van Sant si diverte a mescolare i formati, raddoppiare le prospettive, aprire finestre narrative singolari come il contrappunto musicale di dj Fred Temple, una piccola icona locale, l’unico di cui davvero si fidi il protagonista.

Immerso nella musica impareggiabile di quegli anni, in un senso di rivalsa e di rivincita che nel tempo si è fatto solo più pressante, Dead’s Man Wire è un nuovo gustoso ritratto di losers che sembrano ritrovarsi da un lato all’altro del fucile.

Richard Hall non lo è meno di Kiritsis: certo viene da un altro contesto sociale, ha avuto opportunità diverse, ma è anche lui succube e alla mercé del padre, l’anziano leone M.L., incapace di piegarsi, negoziatore deciso e invincibile, incapace di ammettere i propri errori, anche se questo vuol dire sacrificare la vita del figlio.

Lo intuiamo molto presto e poi il film sembra continuare a confermarcelo, fino all’ultimo sguardo che i due si scambiano in un’altra fredda mattina, molti anni dopo.

E’ una piccola storia triste, quella di Kiritsis e degli Hall, che intercetta pienamente i nuovi conflitti sociali tra chi non ha più nulla, nemmeno il rispetto e le opportunità, e chi si prende ogni cosa, con la prepotenza del denaro. Ed è per questo che Dead’s Man Wire ci appare così contemporaneo nel suo requiem al sogno americano.

Un pensiero riguardo “Venezia 2025. Dead Man’s Wire”

E tu, cosa ne pensi?

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.