Frankenstein

Frankenstein **1/2

Amatissimo, pensato, sognato, infine realizzato: il Frankenstein di Guillermo Del Toro è tutto questo e molto di più, ma è soprattutto un adattamento iperclassico del romanzo di Mary Shelley, uno dei vertici del gotico ottocentesco, che Netflix ha finanziato per esaudire i desideri del regista messicano.

La storia è nota, il cinema l’ha raccontata infinite volte, sin dal lungometraggio di James Whale del 1931 e Del Toro ne modifica solo qualche elemento.

Nel mare del Nord, dove la Horisont si è arenata nel suo tentativo di raggiungere il Polo, viene recuperato, ai piedi di una slitta, lo scienziato Victor Frankenstein, minacciato da una misteriosa creatura, che neppure i fucili dei marinai riescono ad abbattere.

Quando il mostro viene inghiottito dall’oceano, Victor comincia il suo racconto al capitano della nave, collegando la prematura scomparsa dell’amata madre alla sua ossessione di scienziato per la vita e la morte.

Grazie ai fondi illimitati del Dott. Harlander, la cui nipote Elizabeth è promessa sposa del fratello minore William, Victor progetta, in un castello immerso nella natura, una creatura capace di vincere la morte, assemblandola pezzo dopo pezzo da diversi cadaveri e animandola grazie alle sue conoscenze galvaniche.

Ma cosa vuol dire essere umani? E’ sufficiente un flusso di corrente che attraverso un corpo inanimato per definire la vita?

Frankenstein sembra accorgersi di aver commesso un errore mostruoso, ma quello che accade alla creatura è imprevedibilmente umano: l’incontro con i sentimenti altrui, con l’affetto, la comprensione, il pregiudizio, la violenza, il rifiuto, l’amore, contribuiscono a definire la sua coscienza.

Il film di Del Toro è un nuovo grande racconto sulle nostre differenze, sul diritto all’imperfezione, sul faticoso tentativo di comprendersi e accettarsi.

La malvagità è solo una risposta inevitabile alla crudeltà e al disprezzo degli uomini e soprattutto dei padri.

La creatura mostruosa che all’inizio pronuncia, come un bambino, solo il nome del proprio genitore, assapora l’esperienza della vita, conosce l’amore, il desiderio, la vendetta e acquisisce quell’umanità che il suo creatore gli ha negato troppo frettolosamente, in modo non dissimile da quanto è accaduto a Victor nella sua infanzia.

Il film è girato da Del Toro con una sorta di rispetto reverente al testo originale e alle sue incarnazioni cinematografiche più note, ma questo contribuisce ad un adattamento non particolarmente memorabile, nè significativamente originale.

Siamo lontanissimi dalla recente riscrittura al femminile di Lanthimos con Emma Stone in Povere creature!, qui prevale una rispettosa ortodossia del testo, mitigata dalle ossessioni del regista messicano.

La musica di Desplat, fin troppo presente, contribuisce a rafforzare una classicità che il film non intende mai negare, se non nell’utilizzo piuttosto ricco della computer grafica.

Emergono in modo chiaro i temi forti del cinema dei freaks di Del Toro: la necessità del perdono, il senso di colpa, l’esperienza dolorosa della diversità, tuttavia il film è davvero troppo timido nel rinnovare la metafora del moderno prometeo. Forse persino disinteressato alle ragioni di Frankenstein.

In modo controintuitivo Del Toro si concentra nella parte centrale e in quella finale più sulla creatura che sul suo creatore, alternando il punto di vista di Victor a quello del mostro, attribuendo valore e senso al suo racconto, complementare rispetto a quello del dottore.

Notevole l’interpretazione di Jacob Elordi nella pelle del mostro, grazie anche alla sua imponenza fisica. Assai meno convincente Oscar Isaac nei panni del Dott. Frankenstein, che nell’infanzia negata trova le motivazioni della sua ricerca di scienziato. Lo stesso Waltz perpetua la sua galleria di villain, senza lasciare grande traccia di sé, mentre ancora una volta Mia Goth riesce a restituire tutta l’ambiguità e la dimensione erotizzante del suo personaggio.

Il film sarà distribuito in sale selezionate dal 22 ottobre e arriverà su Netflix dal 7 novembre.

2 pensieri riguardo “Frankenstein”

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