Pino

Pino  ***1/2

In occasione del doppio anniversario (70 anni dalla nascita e 10 dalla morte), le celebrazioni per Pino Daniele si arricchiscono di questo bellissimo lavoro cinematografico firmato da Francesco Lettieri (Ultras, Lovely Boy) per Groenlandia, Tartare e Lucky Red, che arriva nelle sale solo per tre giorni il 31 marzo e l’1 e 2 di aprile.

Lettieri è nato a Napoli nel 1985 ed appartiene quindi ad un’altra generazione rispetto a quella che ha seguito e amato il musicista e cantautore napoletano, fin dagli esordi di Na’ tazzulella ‘e café e Napul’è del 1977.

Lettieri non è un documentarista, ma ha un’esperienza importante come videomaker con un paio di interessanti incursioni nel cinema di finzione. Tuttavia il suo lavoro nel ridefinire e animare attraverso le immagini un nuovo panorama artistico indipendente e cantautorale – da Motta a Calcutta, da Truppi a Thegiornalisti fino all’incontro decisivo con Liberato – ne fanno un testimone privilegiato nel mettere in immagini un nuovo ritratto di Pino Daniele.

Un ritratto colto da una prospettiva diversa, rileggendo la sua musica in profondità dagli esordi sino agli ultimissimi progetti interrotti dall’improvvisa scomparsa, raccogliendo le testimonianze di amici, colleghi e compagni di strada con uno sguardo non contaminato dall’inevitabile malinconia sentimentale che coglie tutti coloro che quella musica hanno conosciuto, amato e vissuto profondamente nel corso di quei quarant’anni di carriera, che sono parsi correre come un lampo.

Eppure il suo film riesce ad essere spiazzante, diverso dai soliti documentari musicali agiografici, eppure intimamente commovente, capace di restituire attraverso le immagini una profonda e toccante comprensione dell’universo musicale e culturale di Pino Daniele, dai vicoli del centro storico al porto e attraverso il mare alla Medina e agli Stati Uniti.

Rispetto al bellissimo ma più ordinario Il tempo resterà di Verdelli e al recente Nero a metà di Spagnoli, Lettieri sfrutta solo in parte il contributo di Federico Vacalebre del Mattino – anche co-sceneggiatore ma costruisce con le immagini di repertorio, quelle girate ad hoc e quelle recuperate dall’enorme archivio della Fondazione Pino Daniele, un racconto che è un flusso di coscienza ininterrotto attraverso materiali rari, cimeli, fotografie e video familiari e persino un clamoroso inedito del 1981, Tiéne ‘Mmano, che oggi esce per accompagnare il film e che ritrova Daniele a duettare con Tullio De Piscopo, Joe Amoruso e Rino Zurzolo.

Lettieri inserisce nel racconto veri e propri interludi musicali, che mettono in immagini Cammina CamminaChillo è nu buono guaglione, Allora sì, ’O ssaje comme fà ’o core Quanno chiove, tenendosi lontano dall’oleografia della Napoli dei ’70 e calandoli pienamente nella città di oggi, quasi a testimoniarne l’attualità bruciante, la capacità di mettere in versi e musica una verità poetica che non invecchia, che trascende il contesto storico.

Il viaggio è soprattutto un viaggio nei luoghi, nelle atmosfere della città, dalla casa d’infanzia sino a quella piazza del Plebiscito che fu testimone nel 1981 del celebre concerto con Esposito, Senese e De Piscopo nel giorno di San Gennaro.

Lettieri sfrutta così gli stereotipi ribaltandoli radicalmente e cerca di rinnovare l’immaginario di Napoli, ridefinendolo alla luce della musica di Daniele, ormai parte indissolubile della cultura della città, che abbraccia e accoglie in un rapporto assolutamente simbiotico.

Le testimonianze degli amici d’infanzia si mescolano a quelle di altri celebri artisti da Clapton a Vasco, da Bertè e Mannoia a Chick Corea e Pat Metheny, Jovanotti e Fiorello, quasi tutte ridotte alla sola voce, per non turbare il flusso del documentario con immagini fuori contesto: Lettieri non cerca una galleria di volti noti, ma un contributo significativo al suo racconto.

E nella sua ricerca di musica nuova e inedita da condividere, sembra quasi voler ingannare quella morte, che ha accompagnato come un’ombra Pino Daniele sin da quella serata al Club Tenco di fine anni ’80 e che l’ha accomunato ad un altro grande figlio di Partenope, Massimo Troisi.

Il recupero di Tiéne ‘Mmano, estratta dalle sessions di Vai mo’ , chiude così dopo Napul’è gli stringatissimi 90 minuti di Pino, ricordandoci che la bellezza e il mistero dell’arte hanno sempre la meglio sull’inesorabile caducità dell’esistenza umana. 

Un regalo imperdibile per tutti gli appassionati della musica di Pino Daniele e una finestra inconsueta per entrare nel suo mondo, per chi non ha avuto la fortuna di conoscerla.

Da non perdere.

 

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