Nella tana dei lupi 2: Pantera **
Alla fine del primo film del losangelino Christian Gudegast, avevamo lasciato il quieto barista Donnie Wilson a Londra, nella City, a raccogliere informazioni sulla borsa dei diamanti, dietro un nuovo bancone.
Come una sorta di indifeso Kaiser Soze, aveva portato a spasso il detective “Big Nick” O’Brien e noi spettatori per tutto il film, mascherando dietro una cortina di fumo di bugie e doppi giochi, un colpo memorabile alla Federal Reserve, senza lasciare tracce e soprattutto senza che neppure i funzionari se ne accorgessero, grazie a un piano da antologia.
E così mentre Merrimen e gli altri membri della sua banda finivano decimati in uno scontro a fuoco con gli uomini di “Big Nick” sulle highway californiane intasate dal traffico, Donnie beffava gli uni e gli altri, ricominciando da capo nel Vecchio Continente.
Nella tana dei lupi 2 ricomincia sostanzialmente dove terminava il primo capitolo nel 2018, con i due personaggi creati dal papà di Prison Break, Paul Sheuring.
Nick ha compreso la beffa ma non può far niente per rimediare se non attendere il nuovo colpo di Donnie, seguendo le sue tracce in Europa.
La produzione di questo sequel è stata travagliatissima, devastata dal COVID, dallo scoppio della Guerra in Ucraina, dal cambio di location per sfruttare meglio il tax credit locale e soprattutto da due infortuni al ginocchio per Gerard Butler che hanno ritardato le riprese per nove mesi sino alla primavera del 2023.
Come il primo episodio, anche questo si apre con una nuova rapina. Siamo ad Anversa e Donnie, assieme alla banda dei Panthers, ruba da un aereo a riposo in un hangar, un preziosissimo diamante rosa.
Quello che non sa è che si tratta di un diamante cha appartiene alla ‘ndrangheta. Sul caso indaga il Detective Hugo dell’Interpol.
Mentre Donnie sta lavorando con i Panthers e la loro leader Jovanna ad un nuovo colpo al World Diamond Center di Nizza, Nick lo raggiunge e si infiltra nella sua banda, proprio quando due slavi Marko e Vuk la abbandonano, contribuendo così a portare a termine un nuovo colpo al caveau del WDC.
Nel frattempo i calabresi fanno capire a Donnie e Nick che si aspettano la restituzione del diamante rosa.
Anche questa volta però qualcuno ha giocato su più tavoli…
Se il primo film era una sorta di plagio o quantomeno di atto d’amore e ammirazione per Heat di Michael Mann, con criminali e poliziotti a confrontarsi sulla strade di L.A., come in una sorta di western metropolitano, i riferimenti più pertinenti di questo secondo capitolo sembrano essere piuttosto certi film di David Mamet e Strade violente, il primo grande saggio del regista di Chicago: tutto ruota infatti attorno alla lunga notte dell’assalto all’impenetrabile World Diamond Center, come architrave di un lavoro più sfrangiato e meno compatto dell’originale.
La sceneggiatura ha un grande punto interrogativo, perché bisogna credere che il geniale Donnie accetti di far entrare Nick nella sua banda, pur conoscendo il suo passato di poliziotto.
Se si accetta la premessa narrativa del nuovo film allora si può accettare di godersi lo spettacolo, anche se, contrariamente a quanto accade nel primo film, il finale è piuttosto scontato e altrettanto inverosimile, lasciando spazio a nuove avventure dell’improbabile duo.
Se Nella tana dei lupi costruiva meticolosamente le sue geometrie urbane e faceva convergere e poi divergere simbolicamente i percorsi dei due protagonisti, persino occultando l’importanza di uno dei due, questa parte due è invece si trasforma nel finale in una sorta di buddy movie, decisamente più lontano all’universo raccontato da Mann, con la sua radicalità, il suo senso della sconfitta e il suo destino implacabile, capace di sconvolgere la vita anche di chi ha fatto del proprio lavoro un’ossessione bruciante.
Forse le difficoltà produttive hanno annacquato le ambizioni di Gudegast, che ha scritto un copione che funziona a pieno solo negli elaboratissimi heist e nella costruzione della tensione: quando invece occorre costruire psicologie e narrazioni il film annaspa e cerca scorciatoie facili.
E’ un peccato perché il regista laureato a UCLA ha un indubbio talento nella messa in scena del thriller urbano e questa volta se la cava alla grande anche in trasferta europea (con Nizza tuttavia ricostruita alle Canarie).
Purtroppo manca in questo secondo capitolo il contributo della musica elettronica di Cliff Martinez (Traffic, Drive, Spring Breakers), sostituito dal più anonimo Kevin Matley.
La lunghissima scena della rapina al caveau con i suoi piccoli impasse, il suo montaggio alternato, le sue prospettive convergenti e con una tensione che cresce come un bolero silenzioso è un pezzo di bravura.
L’alba sulle strade della corniche in Costa Azzura con un inseguimento di auto elettriche che scaricano silenziosamente la loro potenza è altro momento di grande cinema.
I riferimenti sono tutti giusti, Gudegast viene dalla scuola di cinema e si sente tutto il suo amore per un certo tipo di immaginario.
Il suo cinema è apparentemente fuori dal tempo, immerso nelle atmosfere tutte al maschile del poliziesco degli anni ’90 e sia pure per singole scene e sequenze funziona anche egregiamente nonostante l’insopportabile Butler, non ancora maschera di se stesso e costretto così in qualche modo a recitare la parte della canaglia di buon cuore, piombando il film ogni volta che ha qualcosa da dire.
Il fatto che abbia poi recitato tutto il film con il crociato rotto, non ha di certo aiutato, limitando la sua unica arma: la fisicità.
La presenza italiana è affidata alla coppia di Gomorra, Salvatore Esposito e Fortunato Cerlino, mentre il capo ‘ndranghetista che vive però in Sardegna è affidato a Adriano Chiaramida.
Per chi ancora apprezza un certo machismo old style, in cui privato e psicologie non contano nulla, Nella tana dei lupi 2 resta un discreto intrattenimento da sabato sera.
