Non dire niente: la guerra contro gli inglesi delle sorelle Price

Non dire niente ***

La storia del Novecento è anche la storia della divisione dell’isola d’Irlanda e della guerra nell’Ulster: sul piano del settarismo religioso, cattolici contro protestanti, su quello politico, repubblicani versus lealisti e, in termini di scontro militare diretto, i combattenti dell’IRA contro le forze paramilitari nordirlandesi, affiancate dall’esercito regolare britannico. I fronti, sovrapposti e contrapposti, corrispondevano a una geografia precisa fatta di muri, ghetti, quartieri off limits.

La frattura attraversava la società e poteva dilaniare dall’interno la compattezza dei singoli blocchi. La percezione di essere in guerra alimentava il sospetto del tradimento e legittimava pratiche di giustizia sommaria. La presenza di spie, vera o presunta, andava di pari passo con l’insorgenza di una dilagante paranoia. L’accordo di Pace del Venerdì santo, siglato 26 anni fa, ha chiuso il conflitto. Quei giorni cruenti sembrano molto lontani. Lo sono davvero?

La serie Disney+ Non dire niente (Say Nothing), tratta dall’omonima libro-inchiesta di Patrick Radden Keefe, giornalista investigativo del New Yorker, getta lo spettatore, ex abrupto, nella Belfast dei disordini, i cosiddetti Troubles.  E lo fa sulla scia di un fatto tremendo. Una sera di dicembre del 1972, Jean McConville, una donna vedova di trentotto anni, disoccupata e con dieci figli a carico, è sorpresa a casa sua (un appartamento nel popolare complesso edilizio di Divis Flats) da un gruppo di uomini e donne, quasi tutti mascherati.

Nel momento dell’irruzione, Jean sta facendo il bagno. Sua figlia quindicenne Helen è andata a comprare un sacchetto di fish and chips in un locale di asporto nei paraggi.

«Cosa sta succedendo?» chiese in preda al panico. A quel punto i figli persero la testa. L’undicenne Michael cercò di afferrare la madre. Billy e Jim si aggrapparono a lei piangendo. La banda tentò di calmarli dicendo che avrebbero riportato a casa Jean, che dovevano solo parlarle e sarebbe rimasta fuori poche ore. Archie, che a sedici anni era il figlio più grande presente in casa, chiese di poter accompagnare la madre ovunque stesse andando, e i membri della banda accettarono. Jean McConville indossò un soprabito di tweed e un foulard in testa, nel frattempo i figli più piccoli vennero condotti in una delle camere da letto. Mentre portavano via i bambini, gli intrusi cercarono invano di rassicurarli e li chiamarono per nome. Un paio avevano il volto scoperto, e Michael McConville si rese conto, con orrore, che le persone che stavano portando via sua madre non erano estranei. Erano i vicini di casa. (dal libro di P. R. Keefe, edito in Italia da Mondadori).

Non dire niente racconta l’assurda tragedia della vedova, il cui corpo fu ritrovato solo nel 2003, concentrandosi però principalmente sulle vicende delle giovani sorelle Price e sulle loro scelte.

Cattoliche di West Belfast, provenienti da una famiglia orgogliosamente repubblicana, inizialmente Dolours e Marian Price esprimono dissenso nei confronti dei metodi caldeggiati dal padre Albert. Violenza o non violenza? La divisione è generazionale. A tavola le sorelle citano Gandhi e Martin Luther King, ma Albert, che ha conosciuto il carcere tacendo i nomi dei compagni di lotta, non capisce come si possa vincere porgendo l’altra guancia (“i protestanti hanno il lavoro mentre i cattolici hanno solo i cimiteri”, ammette Marian). La rappresentazione dei meccanismi familiari è sempre vivida e essenziale. La zia Bridie, resa cieca e storpia a causa di una bomba, ascolta in silenzio.

Dolours e Marian vanno alle marce cantando We Shall Overcome. Dagli unionisti, quando va bene, le ragazze cattoliche si beccano insulti. Nell’ipotesi peggiore sulle loro teste piovono sassate e randellate. Eppure, non reagiscono. Finché un giorno rischiano davvero la vita e comprendono quanto sia difficile resistere passivamente alle provocazioni. Entrano qui in gioco le figure più in vista del fronte repubblicano, il carismatico e ambiguo Gerry Adams e il duro Brendan Hughes, detto The Dark, lo Scuro.

La serie introduce la figura di Frank Kitson, carismatico generale inviato a Belfast alla guida di una brigata di paracadutisti britannici. Prima di essere incaricato dal governo di Londra di reprimere l’insurrezione irlandese (per gli inglesi utilizzare il termine “guerra” avrebbe significato legittimare il campo avverso, cioè i “terroristi”), il generale Kitson aveva dato alle stampe un libro, destinato a diventare un classico sull’argomento, in cui riportava la sua esperienza pluridecennale nel campo della controguerriglia in Asia, Africa e penisola arabica. Negli anni 1953-55 operò in Kenya e qui utilizzò lo stratagemma del lenzuolo, una tecnica impiegata per “proteggere” l’identità degli informatori, poi applicata anche in Ulster.

Kitson rivoluzionò l’approccio ai Troubles, nel segno di una maggiore durezza e spietatezza, non senza un acume strategico che gli valse la fama di warrior-intellectual. Creò un’unità segreta con funzioni di sorveglianza e occasionale “eliminazione” dei combattenti repubblicani e si avvalse di delatori locali per ricostruire la rete dell’IRA, riuscendo a infliggere duri colpi al movimento. In risposta, le bombe irlandesi iniziarono a uccidere anche i civili, spingendo il terrore oltre confine, fin nel cuore della capitale britannica.

Slittamenti temporali. Dolours parla davanti a un microfono, ventinove anni dopo l’attentato passato alla storia come l’Old Bailey bombing. Say Nothing posa uno sguardo retrospettivo sugli eventi, con occasionali incursioni nel passato remoto delle protagoniste. Il racconto assume così l’aspetto di una confessione, registrata su nastri tenuti al sicuro in un caveau dell’università di Boston nell’ambito di un progetto finalizzato a fare chiarezza sui risvolti più scabrosi dei Troubles.

Le rapine alle banche per finanziare l’esercito repubblicano costituiscono l’iniziazione, spontanea e dai toni involontariamente ironici (il travestimento da suora!), di Dolours e Marian. Le azioni segnalano un crescendo di violenza, a partire dalla richiesta delle stesse sorelle Price di voler contribuire attivamente alla guerriglia. Donne, sì, ma con la pistola e in prima fila negli assalti al nemico. Durante la pericolosa operazione di esfiltrazione di un compagno da un ospedale militare, è però Marian, inaspettatamente, a dimostrare una sorprendente dimestichezza con le armi.

Dopo la sottoscrizione degli accordi di pace, Gerry Adams, che, come ci ricordano i titoli di coda di ogni episodio, non ha mai riconosciuto di appartenere formalmente all’IRA, né di essere coinvolto nelle sparizioni dei civili, è considerato da molti ex militanti un traditore per aver barattato il vero obiettivo, cioè la riunificazione dell’isola, con un posto sicuro per sé al Parlamento. La moderazione nelle dichiarazioni che ben si addice a un politico maturo in tempo di pace è messa a contrasto con l’abilità propagandistica del giovane Adams in tempo di guerra.

Non è taciuto, nonostante le smentite ufficiali, il ruolo centrale di Adams nella costituzione della terribile cellula segreta degli Sconosciuti, specializzata in target “mirati”. Dolours riceve la proposta direttamente da Adams e accetta di farne parte. Scoprirà troppo tardi la natura criminale dell’incarico.

A soli ventitré anni, Dolours è investita dell’ingrato ruolo di Caronte irlandese, passeur di condannati a morte e complice di esecuzioni a freddo. Sono sequenze dure. La vediamo guidare nella notte, in paesaggi di nebbia e torba. Sul sedile posteriore della sua auto, semplici persone del popolo attendono, con gli occhi velati dal sonno e dall’ingenuità, il compiersi del destino: un colpo sparato alla nuca una volta oltrepassato il confine di Stato. Le vittime della giustizia sommaria sono donne, ragazzini imberbi, proletari senza un soldo in tasca, spesso amici e conoscenti di Dolours, tutti marchiati dall’indelebile segno rosso dell’infamia perché sospettati di collaborazionismo con il nemico o colpevoli di aver infranto le regole di convivenza stabilite dall’IRA.

Gli inglesi, dall’alto delle loro pretese colonialiste, non fanno una figura migliore. Oltre a Kitson con i suoi metodi brutali (“se li liberiamo, noi vinciamo comunque” sono le sue parole a commento della sorte toccata agli informatori irlandesi, ammazzati dai propri connazionali), nella serie è evidenziata la mancanza di umanità nelle carceri dello Stato.

Gli ordigni piazzati a Londra, su proposta di Dolours, causano centinaia di feriti e determinano gli arresti dei responsabili, undici militanti dell’IRA, tra cui, appunto, le sorelle Price. Dolours e Marian si dichiarano “prigioniere di guerra” e sono condannate a vent’anni di reclusione da scontare nel penitenziario maschile di Brixton. Esatto, maschile. I funzionari governativi le trattano da terroriste e rispediscono al mittente la richiesta di essere trasferite in Irlanda. Sono donne, giovani, nemiche della nazione. I reclusi pagano per guardarle nell’ora d’aria dalle finestre che danno sul cortile interno. Una radio a transistor le tiene legate al mondo. L’unica arma a loro disposizione per scuotere l’opinione pubblica è lo sciopero della fame.

La tortura può avere molte forme e una di queste si chiama alimentazione forzata, ovvero legare a una sedia il carcerato ribelle, usare un divaricatore per tenergli la bocca aperta e ficcargli in gola un tubo di plastica. Fino a dove sei disposta ad arrivare è la domanda posta dall’IRA ai nuovi candidati. Dolours, ridotta allo stremo, dice alla sorella che l’unico rammarico è non poter assistere al proprio funerale. Dopo 208 giorni di protesta, il governo cede.

Le Price escono dal carcere prima del previsto. Dolours abbandona il campo di battaglia, si sposa con un noto attore, Stephen Rea e, dopo la separazione, scivola nel tunnel della dipendenza. Marian, tra le due, è la meno incline a rielaborare le scelte compiute. Negli anni Ottanta, alle tesi degli irriducibili della lotta armata si affiancano istanze moderate, voci che spingono le parti a negoziare. Il fronte cattolico comincia a valutare l’ipotesi di una soluzione politica al conflitto. Il grande protagonista della svolta dialogante è Gerry Adams (“Una serpe col vestito di Armani”, secondo i detrattori). Brendan Hughes, l’amico di un tempo, ha avuto meno fortuna. Sbarca il lunario spaccandosi la schiena in cantiere e, deluso dalla piega degli eventi, detta le proprie memorie al giornalista del Boston Project. Al contempo, in un quadro sociale e politico rinnovato ma non ancora pacificato, sorgono domande sull’operato dei leader. Helen, una delle figlie di Jean McConville, conserva ancora quella cartolina spedita alla famiglia da Blackpool, Inghilterra, con l’obiettivo (assurdo) di far credere che la donna si fosse allontanata di propria iniziativa per spassarsela in una località balneare.

Gli anni Novanta significano disarmo, immunità, riconciliazione. Ma il presente resta una terra di fantasmi. Dolours Price muore di overdose da farmaci. La triste verità sulla vedova McConville è consegnata ai nastri e il suo corpo è riportato alla luce da una dissepoltura tardiva. “Il silenzio era il nostro potere”, dice Brendan Hughes. Il silenzio era anche la loro maledizione: “I segnali di fumo sono ciarlieri al nostro confronto: / le manovre per scoprire nome e scuola, / la sottile discriminazione secondo l’indirizzo / con quasi nessuna eccezione alla regola / che Norman, Ken e Sidney segnalavano un protestante / e che Seamus (o Sean) era di sicuro papista” (Seamus Heaney).

Il cast convince. Le attrici Lola Petticrew, di Belfast, e Hazel Doupe, di Dublino, interpretano le sorelle Price. Dolours cinquantenne ha invece il volto magnetico della britannica Maxine Peake. Josh Finan (The Responder, Baby Reindeer) è Gerry Adams. Anthony Boyle (Il complotto contro l’America, Masters of the Air) interpreta Brendan Hughes. Azzeccata la fotografia, in grado di rendere al meglio l’atmosfera claustrofobica degli ambienti chiusi, l’estetica proletaria dei caseggiati urbani e l’aura spettrale della campagna irlandese. L’assenza di futuro, a tratti, è percepibile in maniera quasi epidermica (“Se eri cattolico avevi due opzioni, fare una vita di seconda classe o tagliare la corda”, dice Dolours nel primo episodio). La precisa colonna sonora abbraccia generazioni diverse di gruppi e di autori, dagli Stooges a Kris Kristofferson, da Rory Gallagher agli Suede fino a Laura Marling.

C’è una vita prima della morte? si domanda in versi il premio Nobel Heaney nel seguito della poesia di prima, intitolata Whatever you say, say nothing. Nel terzo episodio Dolours flirta in un pub con un soldato inglese conosciuto durante uno dei tanti passaggi di confine. Appartengono a mondi inconciliabili. Non si baciano. Non potranno amarsi. Prima della morte, non sempre c’è vita.

Titolo originale: Say Nothing

Numero di episodi: 9

Durata: 50 minuti ciascuno

Distribuzione: Disney+

Uscita in Italia: 14 novembre 2024

Genere: Historical Drama

Consigliato a chi: coltiva il sogno di allevare piccioni, apprezza il cibo servito in aereo, ha fiducia nel proprio servizio di lavanderia.

Sconsigliato a chi: compra solo ciabatte rosse, ha nostalgia per i vecchi furgoni dei gelati, non riesce a fissare un punto sulla parete.

Letture parallele:

  • Il libro vincitore del Man Booker Prize del 2019: Anna Burns, Milkman, Keller editore.
  • Una testimonianza dall’interno: Michael Phillips, A Belfast boy. Dai Troubles nell’Irlanda del Nord alla nuova vita in Italia. La mia storia tra i fuochi dell’IRA e il carcere. Ampliata, Homeless Book, 2024.
  • Nuovi / vecchi problemi dopo la Brexit: Northern Ireland: A Fragile Peace di Anne Loussouarn, 2024 https://www.arte.tv/en/videos/112300-000-A/northern-ireland-a-fragile-peace/

Un nome da evitare: bimba.

Un’immagine da interpretare: la barca spinta in mare.

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