Unwanted – Ostaggi del mare: tragico risveglio sulla nave dei sogni

Unwanted – Ostaggi del mare **1/2

I non voluti del titolo della serie Sky Original sono ventotto migranti scampati a un naufragio e tratti in salvo su un’immensa nave da crociera con cinquemila ospiti a bordo. È un evento remoto? Probabilmente no. Il Mediterraneo è un’autostrada del mare dove la miseria e il lusso possono entrare in rotta di collisione ogni giorno. L’incontro inaspettato diventa subito allegoria di dinamiche più vaste. Una passeggera lo dice apertamente: questa nave è una gigantesca miniatura del nostro mondo. La Orizzonte è un trionfo kitsch a disposizione dei figli del benessere. L’organizzazione garantisce il funzionamento di una macchina perfetta da diecimila pasti quotidiani.

I sopravvissuti vengono da Nigeria, Liberia, Camerun, Corno d’Africa e altre terre di povertà e diritti negati. Il primo impatto con il diverso suscita negli europei un misto di curiosità e paura. I migranti, dopo essere stati medicati e assistiti, vengono ghettizzati ai piani inferiori. Per la compagnia di navigazione non vi dev’essere mescolanza. I negozi, le piscine, i ristoranti sono zone di esclusione. Nelle cabine i superstiti attendono il conoscere il proprio destino. Esatto: che cosa farne di loro? Il governo italiano non ha alcuna intenzione di negoziare. Il ritorno in Libia viene spacciata come l’unica soluzione praticabile.

La serie è costruita secondo uno schema a cerchi concentrici. Il comandante italiano della nave, Arrigo Benedetti Valentini, è il centro nevralgico di tutte le decisioni. Fin dall’inizio, ancor prima dell’incontro con i migranti, ci viene mostrato il suo tormento. Con assoluta evidenza (ne è prova il lancio tra le onde di una fede nuziale), Valentini è reduce da un fallimento personale. L’esperienza sulla Orizzonte coincide con il suo primo incarico di comando. La sua vice Edith manifesta un’empatia istintiva verso i migranti e un’insofferenza esplicita nei confronti delle scelte della politica.

Per i personaggi “europei” di Unwanted il contatto con i nuovi arrivati, spesso voluto e cercato, è una specie di big gang. Per alcuni, gli stranieri rappresentano un’illusoria occasione di cambiamento, uno shock benefico, un principio di evasione in direzione di una dimensione ignota. Il confronto fa emergere scampoli di desiderio, evoca sogni inconfessabili. Per altri, gli africani sono solo una scocciatura, un intollerabile elemento di disturbo, una deviazione dai binari del divertimento coatto.

Gli episodi seguono la trasformazione di questi cittadini infelici del ricco occidente adottando un taglio narrativo monografico. Per raccontare le terribili traversie patite dai migranti, gli autori hanno associato alle voci dei singoli i classici flashback. Infine, il terzo asso temporale è proiettato in un futuro prossimo, quando l’equipaggio e i passeggeri della nave, a sbarco avvenuto, saranno chiamati a deporre davanti alle autorità.

Franco e Silvia sono una coppia di mezza età. Lei è attratta dagli svaghi della crociera, lui manifesta insofferenza per tutto quell’intrattenimento apparecchiato e fittizio. Durante una cena Franco si procura un taglio. Al pronto soccorso incrocia Sophia, giovanissima ragazza nigeriana. Alla prima ispezione medica, i corpi dei migranti risultano coperti dalle medesime cicatrici. Sono i segni delle terrificanti torture inferte loro dai carcerieri libici. Molti, tra cui Sophia, sono arrivati a bordo in stato di disidratazione. Sophia è bella e indifesa. Franco se ne invaghisce, regredendo all’istante a uno stadio di ingenua adolescenza. Tocca il fondo quando la invita a scoprire le meraviglie della nave (gli stessi comfort dileggiati mentre sta con Silvia).

Diletta ha perso il bambino che portava in grembo ed è sospesa tra il desiderio di riprovarci e la paura di vivere ancora lo stesso trauma. Suo marito Nicola ha conosciuto la guerra in Afghanistan e ora è un carabiniere che non si separa mai dalla sua pistola d’ordinanza, neanche in crociera. Tra i naufraghi c’è Marem, una donna senegalese proveniente da un paese di pescatori. Marem fugge da un matrimonio combinato con uomo più grande. Fugge dalle percosse delle altre mogli. Fugge dalla miseria che l’ha ridotta a essere una merce di scambio. Anche qui, il parallelismo è esplicito. Marem ha una figlia, Miracle, nata in una prigione libica. Miracle è frutto delle ripetute violenze sessuali subite dalla madre. Diletta accarezza un’idea assurda. Se potesse portare via quella bambina, in salvo, con sé… Quando si diffonde la notizia dell’imminente trasferimento dei migranti nelle mani dei libici, Marem gliela consegna.

Chi sono questi migranti, agli occhi degli europei? Verrebbe da dire: esseri umani ridotti alla nuda presenza, deboli, accondiscendenti, disponibili, in sostanza inermi. Alcuni di loro, come si è visto, cadono nella rete di un paternalismo ipocrita (la ragazza attirata nel cono d’ombra di un illusorio principe azzurro), o di una speranza ricattatoria (la bambina spinta tra le braccia di una donna terrorizzata).

La vicenda di Jürgen è diversa. Il cameriere sconta un rapporto familiare difficile. I suoi genitori sono con lui sulla nave, per cercare di ricomporre un’unità ormai fratturata. Klaus, il rigido padre, non nasconde il disagio per quel figlio ribelle, anticonformista, diverso. Hannelore, la madre, soffre di depressione. Jürgen si offre sponteanemente di servire i pasti ai naufraghi ed incontra Daniel, liberiano, ex studente di medicina. La storia di Daniel è una delle infinite variazioni sul tema dell’esodo.

Quando il fratello Joseph è stato licenziato, tutto è crollato. Senza un reddito fisso, Joseph non ha più potuto mantenerlo all’università né provvedere a sua moglie e al figlio di tre anni. Allora, disperati, sono andati via entrambi, sulla rotta della promised land. Ora si trovano sulla Orizzonte, inseparabili, eppure divisi da un segreto. Daniel è gay. L’omossessualità in molte nazioni africane è uno stigma sociale e a volte un reato punito con la morte. Jürgen e Daniel, così vicini e così terribilmente lontani, sono troppo spaventati per rivelare l’uno all’altro ciò che provano vicendevolmente.

La condizione di albino può equivalere a quella di un condannato. Il quattordicenne Elvis viene dal Camerun e fin dalla nascita sa di essere differente dagli altri. Per proteggerlo, sua madre gli ha rivelato che la bianchezza è una forma di magia. Elvis, in effetti, sa fare i miracoli: scompare alla vista e parla con Dio. Elvis nel deserto ha visto i Jinn, entità soprannaturali che entrano nella testa degli uomini per farli impazzire. Invece nel corpo di Mary, inglese, sua coetanea, è entrato un nemico che le ha fatto perdere tutti i capelli. L’amicizia di Elvis e Mary è una favola triste. Il messaggio è facile da decodificare. Sulla nave ci si spara addosso per divertimento. Nella giungla era diverso. Lì gli uomini puntavano armi vere contro Elvis e i suoi compagni.

La storia del tassista Ousmane ricorre nei racconti di molti giovani africani costretti a partire senza poter voltarsi indietro. Quando la macchina si è guastata, Ousmane non ha avuto alternative. La famiglia di Ibrahim invece è già in Italia. Al pari degli altri, l’eritreo Ibrahim ha conosciuto in Libia un orrore indicibile. Il suo compagno di cabina si chiama Tareq. Ed è lui ad aver torturato Ibrahim. Se Unwanted avesse orientato con più determinazione lo sguardo sui migranti, anziché indugiare sulle debolezze degli europei a bordo, probabilmente l’intero impianto della serie ne avrebbe tratto giovamento.

Tareq è l’antagonista, anche simbolico, del comandante Valentini. Tareq è diventato trafficante di uomini per bisogno, disperazione, viltà. Sulla nave non ha più il passamontagna e deve guardare in facciare i migranti. I corpi dei sopravvissuti porteranno per sempre le cicatrici inferte con la fiamma ossidrica dai carcerieri come lui. Tareq è carnefice dei suoi fratelli e insieme vittima delle guerre civili africane, ha una coscienza ferita e si scopre uomo in cerca di riscatto. Per loro, i torturati, si espone al sacrificio.

L’elemento narrativo del dirottamento rappresenta il massimo punto di tensione, tuttavia Unwanted ambisce ad essere una polifonia di voci più che un thriller attorcigliato attorno a un emblematico episodio di conflitto.

Ostaggi del mare, recita il sottotitolo della versione italiana e si potrebbe aggiungere: ostaggi della propria epoca. La nave è l’ideale metafora dello stato delle cose. Paradiso e inferno si alternano in uno spazio conteso. Per i ricchi passeggeri il risveglio è traumatico. L’immagine iconica della Orizzonte rinvia a un’idea più generale di Europa. Un continente timoroso, arrabbiato, prigioniero della paura.

Con riferimento alle politiche di sicurezza, si ricordi il recente utilizzo della nave Bibby Stockolm, in funzione di “parcheggiamento” dei richiedenti asilo al largo delle coste inglesi (in verità, già usata all’inizio del duemila dal governo dei Paesi Bassi). Duecentoventidue stanze per cinquecento persone. Le carceri galleggianti sono non-luoghi del nostro tempo. Per uno strano cortocircuito della Storia, la società che gestisce la chiatta risulta fondata nel 1807 da un armatore le cui navi conducevano gli schiavi dall’Africa alle colonie britanniche.

Il cast di Unwanted è multinazionale. Innanzitutto, meritano un giusto riconoscimento le attrici e gli attori chiamati a rappresentare i migranti, Reshny Massaka (Marem), Dada Gungula Bozela (Tareq), Hassan Najib (Ibrahim), Edward Apeagyei (Ousmane), Onyinye Odokoro (Sophia). Una menzione speciale va a Samuel Kalambayi (Elvis), protagonista con l’inglese Nuala Peberdy (Mary) dell’interpretazione di coppia, in senso lato, più intensa sul piano emotivo.

Tra gli italiani, la star Marco Bocci, nei panni del fragile comandante Benedetti Valentini, assicura al suo personaggio una nota di inquietudine esistenziale, a tratti fin troppo marcata. Francesco Acquaroli (Franco) primeggia nel suo ruolo di uomo in crisi. Beatrice Dazzi (Silvia), Denise Capezza (Diletta) e Marco Palvetti (Nicola) si adeguano all’onesto copione.

Tra i tedeschi, oltre a Jessica Schwarz (Edith), Barbara Auer (Hannelore), a Jonathan Berlin (Jürgen), risalta in particolare il nome di Sylvester Groth (Klaus), Joseph Goebbels in Bastardi senza gloria di Tarantino e volto noto di molte serie, tra cui Dark e la trilogia di Deutschland. Un minutaggio compresso, considerata lo spazio vitale da dover assicurare a tutti, comprime le potenzialità del suo personaggio.

La serie, girata da Oliver Hirschbiegel, è stata scritta da Stefano Bises, già sceneggiatore di titoli di punta della recente produzione italiana: si ricordino, almeno, Il miracolo, The Young Pope, Gomorra ed Esterno notte. L’ispirazione viene da un famoso reportage del giornalista Fabrizio Gatti, Bilal, in origine pubblicato nel 2008 e di recente riedito dalla casa editrice La Nave di Teseo.

Unwanted soddisfa a metà. La curiosità dello spettatore, tra la fine di un episodio e il successivo, resta viva. La serie colpisce duro soprattutto in determinati passaggi (il surreale “spettacolo” con i naufraghi, la scena della morte con il controcanto karaoke di I will survive, la rivelazione del destino crudele di Sophia, il finale non consolatorio). Tuttavia, molti dialoghi sono oggettivamente deboli, complice, forse, la banalità della nostra comunicazione quotidiana, qui evidentemente trascritta con fedeltà. Il messaggio, di condivisibile denuncia civile, propone tesi semplici, veicolate da personaggi monodimensionali.

La scarsa profondità delle interazioni umane (non tutte) depaupera il potenziale di Unwanted. Quest’ultima riflessione valga come critica a margine di un’opera politicamente valida. Ciò che sconcerta, almeno in chi scrive, è la sensazione di tragica inutilità dell’intera operazione a fronte della crudeltà dei tempi. Le ultime scene attestano la sconfitta collettiva. La speranza crea le favole, ma le favole non vincono sulla realtà.

Titolo originale: Unwanted

Numero di episodi: 8

Durata: Un’ora l’uno

Distribuzione: SKY/NOW

Uscita in Italia: 3 – 24 novembre 2023

Genere: Drama

Consigliato a chi: chiede il permesso prima di abbracciare qualcuno, conosce le regole per viaggiare in taxi.

Sconsigliato a chi: nella vita non ha mai cambiato rotta, trova noioso chi ha storie normali da raccontare.

Letture e visioni parallele:

  • Nella sterminata letteratura sul tema, un titolo indispensabile è La Frontiera di Alessandro Leogrande, Feltrinelli editore.

  • Io capitano di Matteo Garrone e The Old Oak di Ken Loach sono i titoli del cinema recente più ovvi da consigliare. In più, è sempre bello rivedere quel capolavoro di umanità girato da Kaurismaki nel 2017: L’altro volto della speranza (disponibile su Mubi).

Un regalo: la mano di Fatima.

Un desiderio: la maglietta N.7 di Mbappé.

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