Bodies parte alla grande. La detective Shahara Hasan insegue Sayd, un terrorista arabo intenzionato a commettere una strage durante una manifestazione di estrema destra. Il ragazzo attira Shahara in un vicolo dove giace a terra un cadavere interamente spogliato dei vestiti. La vittima, un uomo sui quarant’anni, presenta una strana ferita all’occhio sinistro. Come se una pallottola avesse trapassato il bulbo oculare senza trovare una via d’uscita. Chi l’ha ucciso? Forse il giovane Sayd? E perché è nudo? Scopriremo presto che Longharvest Lane, nel quartiere londinese di Whitechapel (famoso per essere stato l’involontario teatro degli omicidi di Jack lo Squartatore), rappresenta il punto d’incontro di esperienze straordinariamente simili. Il medesimo ritrovamento avviene infatti in quattro epoche successive e sempre da parte della polizia. Un evento soprannaturale? Una specie di miracolo? O qualcosa che la scienza può spiegare?
La serie prodotta per Netflix da Susie Liggat (Giri/Haji) è la trasposizione di un graphic novel scritto da Si Spencer (Books of Magick: Life During Wartime, The Vinyl Underground) e pubblicato tra il 2014 e 2015 da DC Comics sotto il marchio Vertigo. La regia degli episodi, tutti sceneggiati da Paul Tomalin (Torchwood, The Frankenstein Chronicles), è affidata a Marco Kreuzpaintner (Il caso Collini, The Lazarus Project) e Haolu Wang (Episodio speciale del Doctor Who – 2022). Nel corposo cast troviamo Shira Haas, Stephen Graham, Amaka Okafor, Greta Scacchi, Kyle Soller, Derek Riddell, Synnøve Karlsen, Jacob Fortune-Lloyd e Tom Mothersdale.
Bodies è più complicata che complessa. L’idea iniziale sprigiona il meglio di sé fino a metà serie circa, per poi affievolirsi e confluire in un thriller comunque avvincente. Bodies tratta di vita, destino e illusioni di eternità. La distopia è messa al servizio di molti temi importanti. Una delle questioni al centro del racconto, tremendamente attuale, concerne la libertà individuale e il suo indebolimento, nel quadro politico, in nome di una presunta sicurezza collettiva, eventualmente garantita da uno Stato persuasivo e onnipresente.
Nel 2053 Londra è una metropoli pacificata. Un regime tecnopolitico governa con il pugno di ferro, sotto l’egida di uno slogan stucchevole, know you are loved, il cui acronimo KYAL campeggia in verticale sui grattacieli della città. Il mondo è asettico, le strade silenziose e deserte. Sappi che sei amato è la rassicurazione sussurrata all’orecchio dei cittadini. Resistere a The Executive, la giunta guidata dal Comandante Elias Mannix, significa essere dei fuorilegge. Per quale motivo si dovrebbe ripudiare un sistema di governo zelante e protettivo? Perché rinunciare all’amore fraterno del prossimo? Sullo sfondo, minaccioso, si affaccia il ricordo della catastrofe di trent’anni prima, quando un’esplosione nucleare provocò la morte di centinaia di migliaia di persone.
In questo futuro prossimo, disturbante e distopico, l’ispettore di polizia Iris Maplewood, interpretata da Shira Haas (attrice israeliana protagonista di Shitsel e Unorthodox), combatte contro i propri demoni interiori. La catastrofe ha decimato la sua famiglia e condizionato la sua vita. Un supporto spinale le permette di camminare. A differenza del fratello, pure paralizzato, Iris si mostra devota alla causa. Quanto più si manifesta fedeltà a The Executive, tanto più si possono scalare le gerarchie professionali con i relativi benefit. Le indagini sul corpo ritrovato conducono Iris Maplewood al professor Gabriel Defoe. Genio della fisica quantistica, Defoe è la stessa persona morta a Longharvest Lane. Una copia, un clone, un doppio. Nel labirinto dei mondi mondi paralleli (Throat / Gola) la logica comune scompare.
Nel 2023 Londra è una metropoli multietnica sul punto di esplodere. Il sergente di polizia Shahara Hasan è una madre single che lotta per il futuro di suo figlio. Il ramo paterno della famiglia di Shahara ha radici asiatiche e lei non nasconde la sua fede musulmana. L’hijab che indossa è un segno distintivo nel caos circostante. La comunità di origine, l’appartenenza etnico-religiosa e la sua solitudine sentimentale sono elementi costitutivi di un’identità sfaccettata. L’attrice Amaka Okafor in un’intervista radiofonica ha dichiarato di aver amato la libertà del suo personaggio, non limitato da schemi precostituiti e contrario agli stereotipi. “In verità, Shahara è innazitutto una brillante detective”.
Shahara scopre il legame tra Syad e un certo Elias Mannix. Si, lui… il futuro dittatore. Elias, adolescente tormentato con evidenti patologie psichiche (in un video confessa di voler uccidere un bambino), risulta essere stato adottato dai misteriosi coniugi Morley. Sul mattone di uno stabile abbandonato nei pressi di Longharvest Lane, Shahara rinviene un’incisione: “Hillinghead”. Non potrà mai credere alla rivelazione successiva. Hillinghead è il nome del polizotto che nel 1890 accusò di omicidio il potentissimo magnate Julian Harker, uno degli uomini più ricchi di Londra. Di quale omicidio si tratta? Sempre lo stesso! L’archivio di Whitechapel riserva meraviglie. Nel 1941 un altro detective, Charles Whiteman, indagò sul caso dell’uomo nudo ritrovato in un vicolo. Ulteriore scoperta, a dir poco sconvolgente: le impronte di Harker coincidono con quelle di Elias Mannix. L’ispettore capo Jack Barber sembra sostenere il lavoro di Shahara…
Paul Tomalin ha dichiarato di aver puntato su Stephen Graham (Gangs of New York, Il maledetto United, Broadwalk Empire), sperando che l’ottimo attore britannico si convincesse di interpretare un personaggio talmente folle. Mannix/Arker è la cerniera temporale di tutti gli episodi. Il tema abusato dei viaggi nel tempo è qui l’iperbole narrativa per raccontare il disagio di un uomo pronto a cambiare il destino del mondo pur di esorcizzare il suo dolore. Sappi che sei amato è il mantra del regime del 2053, ma è anche ciò che il giovane Elias, reietto e abbandonato, avrebbe voluto sentirsi dire.
Tutte le epoche di Bodies sono attraversate da tensioni collettive che si ripercuotono sulle vite dei singoli. La scelta di rappresentare quattro poliziotti a vario titolo contesi da pulsioni contrastanti e inseriti sociologicamente in minoranze del proprio tempo (l’omosessuale, l’ebreo, la musulmana, la disabile) è emblematica. I custodi dell’ordine incontrano l’ingiustizia lungo il cammino. E ne sono travolti.
Nel 1941, in una Londra sconvolta dai bombardamenti della Luftwaffe, l’ispettore Whiteman deve portare a termine un incarico delicato: far sparire dalla circolazione il solito corpo, apparso all’improvviso nella solita strada. Una voce all’altro capo del telefono lo ricatta. La vasta rete cospirativa capeggiata da un Arker ormai quasi centenario e da sua moglie Polly è ancora all’opera. L’attore Jacob Fortune-Lloyd (La regina degli scacchi, I Medici, Star Wars: l’ascesa di Skywalker) ha descritto il suo personaggio come “un lupo solitario, un sopravvissuto, un po’ perfido e vizioso, sebbene nei suoi occhi vi sia una bella luce”.
Il buono di Whiteman, libertino impenitente, emerge grazie ad Esther, una ragazzina ebrea orfana che lui stesso dovrebbe eliminare. L’ispettore, a sua volta uno sradicato costretto a modificare il cognome per sfuggire alle persecuzioni antisemite (gli ambienti della polizia londinese, nel pieno del conflitto mondiale contro Hitler, traboccano odio e razzismo), simula l’omicidio e prende con sé la bambina. Whiteman giocherà un ruolo chiave nella trasmissione dell’ultimo disco inciso da Arker e indirizzato a… sé stesso: l’ennesimo paradosso, dal sapore vagamente beckettiano.
Infine, la Londra del 1890, l’ultima tappa del viaggio all’indietro di Bodies. Alfred Hillinghead, interpretato da Kyle Soller (Andor, Poldark, Bad Education) è un diligente ispettore convinto di poter risolvere il caso con l’ausilio della scienza. Per sua sfortuna, le recenti innovazioni “continentali” apportate alla prassi investigativa sono osteggiate dai vertici della polizia. Eppure, un’impronta digitale fortunosamente raccolta sul luogo del delitto potrebbe risultare decisiva per inchiodare il colpevole.
La fobia perbenistica pervade la morale inglese di fine Ottocento. I costumi esigono controllo. La sessualità è repressa. Nella Londra tardo vittoriana di Bodies un potere oscuro minaccia le istituzioni. Ciò suggerisce che il totalitarismo del 2053 è già contenuto qui, in nuce, nella Londra di centosessantatre anni prima. La modernità vive di contraddizioni. La fotografia, ancora lontana dall’essere percepita come arte autonoma, si impone progressivamente quale mezzo inedito di indagine della realtà. L’esoterismo si diffonde, soprattutto nelle classi elevate. Hillinghead è disposto a partecipare a una seduta spiritica in casa Harker pur di incastrare Julian. L’ispettore nasconde un punto debole. Sir Julian Harker ne è consapevole e non esita a sfruttarlo. Il suo sodalizio con Henry Ashe, per l’appunto fotografo, gli sarà fatale.
Gli ultimi quattro episodi regalano maggiore linearità alla serie, facendole però perdere un po’ di fascino e originalità. Comprendiamo meglio gli snodi. Alcuni personaggi secondari guadagnano rilievo, ad esempio Polly, la figlia pianista di Hillinghead che nel corso del tempo accetta di avere un ruolo al fianco di Sir Harker, fino alla morte (morte? in Bodies è un concetto scivoloso) di entrambi nel 1941.
Bodies reclama l’attenzione dello spettatore. I personaggi scoprono lati inediti del proprio essere ed evolvono in parallelo. Le genealogie di famiglia si sviluppano in un assurdo ingarbugliamento di fili del destino. I rapporti di causa ed effetto sono ribaltati. Il figlio contribuisce a generare il nonno. L’originale incontra la copia. L’anziano va in soccorso di un sé stesso ancora giovane. I ricordi cambiano a seconda degli eventi che possono precedere o meno quel determinato istante. E gli eventi non sono mai fissati una volta per tutte…
All’analisi non possono sfuggire i riferimenti tematici di Bodies, di natura filosofica se non direttamente teologica. Vecchie questioni quali predestinazione, prescienza, grazia, eternità e libero arbitrio sono servite nella forma di un thiller fantascientifico, tutto sommato né imprevedibile né innovativo, per quanto ben confezionato e caratterizzato da un cast di attori/attrici impeccabile. Niente di nuovo sotto il sole, insomma. Chi ha visto la tedesca Dark, forse la serie che più si avvicina a Bodies, comunque complessivamente superiore per qualità, sa di cosa parliamo.
La domanda delle domande è sempre la medesima, da generazioni: chi saremmo noi, oggi, se avessimo la possibilità di tornare nel passato e compiere così altre scelte? Agostino sul finire del quarto secolo scriveva che Dio, sebbene non costringa nessuno a peccare, prevede però coloro che per propria volontà peccheranno (De libero arbitrio voluntatis). Nel mondo senza Dio di Bodies il peccato originale consiste nel coltivare l’illusione di un ordine perfetto in cui il male è abolito per legge. Elias Mannix, o forse Julian Arker, contrariamente alle sue ottimistiche aspettative, deperisce nel rimorso e nei rimpianti.
Possiamo progettare la felicità? Il dolore è un’occasione di palingenesi? Cosa comporta, sul piano etico, politico e relazionale, un sistema che ha espulso da sé ogni possibile occasione di conflitto? Nel settimo episodio lo scienziato Gabriel Defoe sostiene che la realtà impedisce il cambiamento. Tuttavia il finale svela una verità opposta e paradossale. Il cambiamento impedisce la realtà. Tocca solo a noi evitare il realizzarsi del peggiore dei mondi possibili.
Titolo originale: Bodies
Numero di episodi: 8
Durata: Un’ora l’uno
Distribuzione: Netflix
Uscita in Italia: 19 ottobre 2023
Genere: Thriller, Sci-fi, Mistery
Consigliato a chi: sa riconoscere una stretta di mano, ha un cane che abbaia agli sconosciuti, pensa che il vino francese si abbini bene ai ragionamenti filosofici.
Sconsigliato a chi: ha una vicina di casa invadente, si morde spesso la lingua, ha paura di restare chiuso in una stanza buia.
Letture e visioni parallele:
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Quanto c’è di vero o di folle nella fisica quantistica? Leggiamolo nello splendido Stella Maris di Cormac McCarthy, Einaudi, 2023.
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Tra gli innumerevoli ritorni al futuro della storia del cinema, proponiamo The Adam Project, con Ryan Reynolds e Mark Ruffalo (disponibile su Netflix) e The Jacket, con Adrien Brody e Keira Knightley (incluso nel catalogo Prime Video).
Un indizio: il bastone da passeggio.
Un segnale: le lampadine che scoppiano.

