L’ottavo film da regista dell’attrice Mélanie Laurent, resa celebre dal ruolo di Shosanna nei Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino, è il primo che dirige per Netflix ed è l’adattamento del fumetto La Grande Odalisque.
Si tratta di un giallo-rosa tutto al femminile, al cui centro c’è il furto del quadro di un artista contemporaneo, da parte del team guidato da Carole.
Carole è una formidabile ladra che opera su scala internazionale all’interno dell’organizzazione della misteriosa Madrina.
Il film comincia in media res, sulle alpi svizzere, con la protagonsita in fuga dopo aver rubato dei diamanti, guidata dalla sua partner in crime, Alex, un cecchino infallibile.
Le due fuggono su un quad, inseguite dai droni, ma Alex è appena stata mollata dal fidanzato con un messaggio whatsup e appare distratta.
Il colpo termina con un lancio nel vuoto delle due con delle tute alari.
Carole vorrebbe ritirarsi ma Madrina non ci pensa nemmeno a perdere la sua collaboratrice migliore.
Le affida quella che dovrebbe essere la sua ultima missione, il furto da un convento in Corsica dove è temporaneamente esposto di un famoso dipinto.
Per il colpo serve un driver affidabile e nonostante la contrarietà di Alex, che è gelosa del suo ruolo e dell’intimità che condivide con la protagonista, Carole sceglie Sam, una giovane pilota di Le Mans, che ha appena perso la sua amata compagna.
L’entrata di Sam nella coppia affiatata di ladre crea inevitabili tensioni, nell’attesa che arrivi il momento giusto per il colpo al convento.
Il film della Laurent sembra una versione più riuscita del nuovo Charlie’s Angels cinematografico, con le tre inafferrabili protagoniste coinvolte in un heist movie che poggia interamente sui toni della commedia di caratteri.
Il duetto Laurent-Exarchopoulos funziona bene, è sapido e il continuo overlapping dei dialoghi sembra uscito da una di screwball d’epoca e anche quando la coppia diventa un trio, il tono rimane divertito.
Siamo tuttavia all’interno di una costruzione drammatica troppo risaputa, che non ha neppure una scossa nei suoi 114 minuti: tutto procede secondo copione e anche le dinamiche tra i personaggi – al netto della scelta di estromettere quasi del tutto ogni elemento maschile dall’equazione – funziona esattamente come ci aspetteremmo.
Le ladre è uno di quei film in cui probabilmente si sono divertiti più i protagonisti a girarlo che gli spettatori a vederlo. I b-roll che scorrono sui titoli ne sono quasi una conferma.
Il tono leggerissimo è anche adatto ad un film che non sembra quasi mai prendersi troppo sul serio e che rivolta anche il finale tragico in pura beffa.
La Laurent sembra tuttavia poco interessata anche ai set d’azione, lasciando spesso gli scontri a metà, con ellissi, che smorzano la dimensione action, per mostrarci subito l’esito inevitabilmente vittorioso per le nostre protagoniste.
Tutta la sottotrama relativa all’assalto degli albanesi e alla vendetta delle tre in Italia è completamente sconnessa al resto, in una sceneggiatura che prende sempre la scorciatoia e che non spiega nulla, compreso il twist finale.
Le ladre ha un unico punto di forza nell’affiatamento tra la Exarchopoulos e la Laurent: le due si intendono alla perfezione, come nel più classico dei buddy movie in cui la differenza dei caratteri crea situazioni continuamente esilaranti.
Divertissement da venerdì sera, come spesso accade con Netflix, che si dimentica nello spazio di una visione.

