El Paraiso

El Paraiso **

A dieci anni di distanza dall’esordio con Il terzo tempo e dopo aver attraversato nel frattempo la serialità con Django e Romulus, Enrico Maria Artale porta a Orizzonti il suo secondo film, il disperato e crepuscolare El Paraiso.

Un racconto di marginalità criminale e un ritratto familiare sui generis, che purtroppo deraglia completamente nell’ultimo atto, quando l’Julio di Stefano Pesce esce fuori di senno.

Julio e la madre, di origini colombiane, gestiscono per il trafficante Lucio il recupero degli ovuli e il taglio della cocaina, trasportata dai cosiddetti muli.

Julio e la madre vivono una strana simbiosi: vanno a ballare latino-americano, gestiscono questo piccolo business criminale, vivono sui due piani di una casa abusiva sulla spiaggia.

Una mattina si presenta in aeroporto la giovane Ines: per qualche giorno la ragazza rimane a casa con la strana coppia, che attende di recuperare il carico.

Pur nello squallore di queste vite perdute, Julio sembra ritagliarsi uno spazio proprio pur rimanendo morbosamente legato alla madre.

La presenza di Ines manda all’aria gli equilibri precari del loro rapporto. Quando infine la madre muore, il piccolo mondo di Julio cade a pezzi: persino il suo nome e la sua identità sono messe in dubbio, convincendolo a fare un viaggio à rebours tanto pericoloso quanto insensato.

Il film di Artale sembra muoversi all’interno della stessa precarietà dei suoi personaggi, costruendo tra commedia e dramma un duetto familiare interessante che quando diventa un trio finisce per mostrare tutti gli eccessi su cui poggia.

El paraiso pian piano perde compattezza, si sfalda e si appoggia sulle spalle di Pesce, a cui la sceneggiatura promette un’evoluzione che non arriva mai e che invece trascina in territori inverosimili, che mal si adattano al tono leggero di tutta la prima parte.

La trasformazione del remissivo Julio non funziona, il film è troppo scritto e scritto male, finendo per sprecare anche la prova convincente dell’insolito terzetto protagonista.

Produce Matteo Rovere.

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