La 25ª ora

La 25ª ora ****

L’America ferita dall’11 settembre nella sua città simbolo. Le luci a ground zero illuminano la notte newyorkese, in uno skyline che vuole essere memento di quello che è andato perduto per sempre.

La malinconia inestinguibile di un lutto collettivo è la quinta opprimente che Spike Lee sceglie per raccontare una piccola grande storia criminale, che chiama in causa le occasioni perdute, i sogni proibiti, le seconde opportunità mancate e ancora possibili.

Monty Brogan è un piccolo spacciatore di eroina nella banda di un mafioso russo, Nikolaj.  Nella prima scena lo vediamo con il suo braccio destro Kostya salvare un cane randagio trovato ferito su un ponte. Grazie a una borsa di studio per meriti sportivi Monty ha frequentato una scuola prestigiosa, senza riuscire a finirla, espulso proprio perché spacciava marijuana.

Qui ha conosciuto i suoi migliori amici, Frank Slaughtery, un trader di Wall Street borioso e pieno di sé, e Jacob Elinsky, un professore di letteratura introverso, segretamente attratto da una delle sue alunne sedicenni.

Con Monty vive Naturelle, una giovane bellissima portoricana, conosciuta nel parco dove gestisce i suoi affari.

Monty però è stato tradito, la DEA ha trovato soldi e droga nascosti nel suo divano, e sta per finire in galera per sette lunghi anni.

In una mattina livida, l’ultima da uomo libero, lo ritroviamo seduto su una panchina del Carl Schurz Park, nell’Upper East Side, che osserva lo scorrere dell’Hudson, assieme all’inseparabile cane Doyle.

In quel lungo viaggio verso la notte e l’alba successiva incontrerà il padre James, ex alcolista, proprietario di un bar di quartiere, i suoi amici di sempre per un ultimo hurrah malinconico, quindi Naturelle che teme l’abbia tradito e Nicolaj preoccupato che Monty tenga la bocca chiusa in prigione.

Nella sua venticinquesima ora, accompagnato dal padre verso il carcere di Otisville, immaginerà di ricominciare da capo altrove, senza mai voltarsi indietro. Ma è solo un’altra illusione, mentre la loro auto passa il George Washington Bridge.

Accompagnato dalla colonna sonora crepuscolare di Terence Blanchard e illuminato dai neon di Rodrigo Prieto, La 25ª ora è tratto da un romanzo di David Benioff nei suoi anni alla University of California Irvine.

Dopo molti rifiuti il libro viene pubblicato nel 2001 e Toby Maguire si dimostra interessato a interpretare il ruolo del protagonista. Quando i suoi impegni con Spider-Man lo allontanano dal progetto, Spike Lee si fa avanti, attirato dall’idea di filmare il “fuck monologue”, che Monty recita nel bagno del bar paterno, e che Benioff aveva omesso nella prima stesura, adattando il romanzo nella sceneggiatura del film.

L’attacco frontale di Monty alla sua città, alle comunità etniche chiuse nei loro stereotipi razziali, ad Osama Bin Laden e ai suoi nemici, al padre e a se stesso, richiama evidentemente l’invettiva di Fa’ la cosa giusta, vibra alla stessa temperatura emotiva.

Tuttavia Lee riesce a mantenere nel film un miracoloso equilibrio tra il suo spirito battagliero e anticonformista, lo spleen malinconico di un personaggio che sembra uscito da un film di Bresson e la capacità di restituire sullo schermo l’immagine di una città mortificata e attonita.

Il suo Monty ha vissuto in una sorta di eterno presente, nell’idea effimera che i suoi giorni potessero continuare sempre uguali, uno dopo l’altro.

E’ tuttavia troppo tardi per l’autodafé e quando tutto sembra perduto, l’unico conforto è tragicamente solo una nuova illusione.

Edward Norton è probabilmente all’apice del suo talento, in un ruolo talmente ben scritto da sembrare sin troppo semplice da interpretare. Rosario Dawson, scoperta ancora adolescente da Larry Clark e Harmony Korine in Kids, attraversa il film con una presenza impressionante, che riesce a rendere indimenticabile la sua Naturelle, anche quando sembra assecondare un certo stereotipo noir.

Philip Seymour Hoffman nei panni dell’impacciato e represso professor Elinsky è il protagonista dell’unica linea narrativa che sia affianca a quella che riguarda Monty: oggi lo definiremmo una sorta di incel e classificheremmo il suo rapporto con la studentessa Anna Paquin come il più problematico all’interno del film, in grado di perpetuare ancora una volta uno stereotipo sessista sempre meno accettabile nella società americana.

Mi pare in realtà che anche allora rappresentasse un elemento di debolezza all’interno del racconto, strumentale a dare spessore al ruolo dell’altro amico di Monty, creando un incontro di opposti con il vampiresco Frank, a cui lo script regala tuttavia un ruolo chiave nel finale.

Mentre il film è in produzione, l’attacco dell’11 settembre cambia radicalmente il mood della città e Lee decide intelligentemente di incorporare nel racconto personaggi e luoghi della tragedia, non solo nell’incipit notturno o nel bar con i pompieri del Fire Dept, ma anche nella memorabile scena dell’appartamento di Frank, che si affaccia proprio su ground zero: secondo Lee quando Jacob chiede a Frank “Cambi casa?” e lui risponde “Cazzo, no. Neanche se Bin Laden ne lanciasse un altro contro il palazzo accanto”, non è solo Frank a parlare, ma 8 milioni di newyorkesi.

La 25ª ora, uscito 15 mesi dopo l’attacco, diventa così una sorta di documento di un preciso momento storico.

L’odissea di Monty, la sua hybris, il suo senso del destino e il rimpianto per quello che avrebbe potuto essere e non sarà mai, diventano metafora di una città intera, tradita e umiliata, proprio nella sua apertura al mondo.

Il volto sfregiato del protagonista alla fine è quello dello skyline cittadino dell’inizio, in un’ardito parallelo che solo Lee avrebbe saputo spingere così a fondo.

Le ultime parole sono quelle di Bruce Springsteen e della sua The Fuse, che scorre sui titoli di coda, ennesima, perfetta descrizione della tragedia ‎dell’11 settembre: bandiere a mezz’asta, cortei funebri, credenti ai piedi della Croce, una luna di sangue che sorge in ‎un cielo offuscato da nera polvere di morte, stridore di gomme sull’asfalto, una minaccia sibila ‎nell’aria come elettricità, il diavolo è all’orizzonte.

E tu, cosa ne pensi?

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.