Deadpool 2

Deadpool 2 **

Il ritorno del giustiziere sfigurato, sboccato e vestito di rosso, un X-Men degenere, lontanissimo dalla retorica inclusiva della saga originale, segue le tracce profonde lasciate dal primo capitolo, diretto da Tim Miller nel 2016 con spirito sfacciatamente postmoderno.

La sceneggiatura è stata scritta sempre dal duo Rhett Reese & Paul Wernick, coadiuvati dal protagonista Ryan Reynolds, e gli elementi ci sono tutti: ironia autocompiaciuta, battute demenziali, sarcasmo, iperviolenza, citazioni cinematografiche rovesciate come un secchio sulla testa dello spettatore, azione parossistica, romanticismo, colonna sonora superpop.

Anche se in cabina di regia non c’è più Tim Miller, allontanatosi dopo dissidi creativi con Reynolds, ma il più cinetico David Leitch (John Wick 2, Atomica Bionda) il risultato non cambia e Deadpool 2 si dilunga per due ore con la solita ricetta super cool.

In realtà sembra di leggere un articolo troppo lungo dei 400 calci, pieno di strizzate d’occhio,  inside jokes e altre amenità che divertono giusto il tempo della visione.

E’ cinema popcorn, salato, leggero, scoppiettante, che sembra saziare, ma alla fine lascia solo una gran fame di cinema.

Il film comincia con il protagonista che infilza una statuetta di Logan e si fa saltare per aria, dando fuoco ad una serie di barili di benzina. Essendo praticamente immortale non riesce ad uccidersi. Ma qualcosa è andato storto. I flashback ci riportano indietro di qualche settimana, alle sue gesta di giustiziere contro il crimine internazionale.

Ritornato a casa, avrà tuttavia una sorpresa amara.

Il tempo passa, ritorna in azione come X-Men in prova, con i soliti Colosso e Testata Mutante Negasonica. Conosce il giovanissimo mutante Russell Collins/Firefist, braccato dalla polizia, dopo essersi ribellato alle torture subite in un istituto correzionale.

Deadpool e Russell finiscono in prigione assieme, con un collare che ne inibisce i poteri. Riescono a fuggire solo grazie all’intervento del misterioso Cable, mezzo uomo e mezzo cybor, che arriva dal futuro per cambiare il passato e uccidere Russell, destinato a diventare un criminale.

Il film di Leitch è un sequel nell’eccezione più classica del termine, è veramente una seconda avventura che non muta in nessun modo i punti di riferimento, che avevano reso la prima un successo inatteso per la 20th Century Fox.

Non solo, ma Deadpool 2 è ovviamente costretto ad usare i suoi ingredienti aumentandone il dosaggio sino alla saturazione. Come nel titolo di un vecchio film: bigger, longer & uncut. Anche grazie ad un budget di produzione doppio rispetto al primo capitolo, ma ancora contenuto, rispetto agli standard dei cinecomics.

Ryan Reynolds è ancora più a suo agio, nel ruolo di un malinconico Wade Wilson, Josh Brolin ovviamente dona al cast una gravitas inedita ed è il protagonista di quasi tutte le scene d’azione. Non è un caso che Deadpool gli dica ad un certo punto: You are so dark, are you sure you’re not from the DC Universe?

A distanza di un mese dal suo ingresso come Thanos nell’universo narrativo della Marvel, qui regala alla Casa delle Idee, un altro personaggio centrale, che si prende il film e lo trasporta pian piano da un’altra parte, ovvero nel terreno dei buddy movie d’azione: da Arma Letale in avanti, per intenderci.

Spazio minore hanno i comprimari, a partire da Morena Baccarin – Vanessa, passando per l’abbozzo di X-force, immediatamente decimata, di cui sopravvive solo Zazie Bets – Domino, con la sua enorme capigliatura afro anni ’70 ed i suoi poteri del tutto originali.

Gli incassi segnano una flessione, ma la Fox probabilmente intende invece continuare a sfruttare il franchise ancora a lungo, senza davvero una grande coerenza, ma sfruttando sino in fondo l’universo degli X-Men, per tutto quello che gli può dare: dai cinecomics classici, ai melò, dagli horror, ai western crepuscolari, fino alle commedie demenziali R-rated.

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