120 battiti al minuto vietato ai minori di 14 anni: l’HIV fa ancora paura?

Pubblichiamo e rilanciamo il comunicato stampa diffuso da Teodora Film, il distributore italiano di 120 battiti al minuto, il film di Robin Campillo, Grand Prix a Cannes, in uscita il prossimo giovedì, che è stato colpito, senza alcun motivo, da un visto di censura penalizzante e del tutto ingiustificato.

Come sapete non abbiamo amato particolarmente il film, ma di fronte ad un divieto ai minori di 14 anni, che appare come l’ennesimo tentativo di mettere la sordina ad una battaglia per il diritto alla cura, i giudizi passano inevitabilmente in secondo piano.

Gli insulti omofobi, di cui il comunicato pure dà atto, e l’inquietante pestaggio subito dal regista  Sebastiano Riso a Roma, nei giorni scorsi, non possono essere sottovalutati.

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Quanti animali innocenti vivisezionati per curare questi cosi?“: per chi non l’avesse capito, questi cosi sarebbero i gay (“perdipiù” malati di Aids) raccontati da 120 BATTITI AL MINUTO. Il post in questione, che commentava un’intervista al regista Robin Campillo e al protagonista Arnaud Valois pubblicata da un importante sito internet italiano, non è che l’ultima esibizione di quei “leoni da tastiera” che nelle ultime settimane hanno approfittato dell’uscita del film per tornare a esibire con orgoglio la propria – quella sì, incurabile – ignoranza.

Qualcuno dirà che sono casi isolati, “cretini” a cui non si dovrebbe prestare attenzione. Ma c’è molto di più, in quelle parole: c’è un odio per il diverso che dalla tastiera di un computer  può riversarsi altrove. Per questo abbiamo sperato fino all’ultimo che 120 BATTITI AL MINUTO riuscisse ad arrivare nelle sale italiane come “Film per tutti”: sarebbe stato un segnale forte, per dimostrare che gli uomini che amano altri uomini non spaventano più nessuno. Così non sarà, perché il film è stato Vietato ai minori di anni 14. Al netto di tutte le implicazioni burocratiche ed economiche che il divieto comporta, quello che ci dispiace constatare è che, ancora una volta, si è scelto di usare due pesi e due misure: perché, e di questo siamo convinti, se i protagonisti di 120 BATTITI AL MINUTO fossero stati un uomo e una donna, oggi non saremmo qui a parlare di visti censura.

Tutto questo mentre il reality show più seguito della nostra televisione manda in onda insulti e minacce omofobe: salvo espellere un concorrente, è vero, ma per una bestemmia, non certo per omofobia. Ma se il Grande fratello continua impunemente, col suo campionario di ignoranza e violenza, 120 BATTITI AL MINUTO (uscito in Francia senza alcun divieto né alcuna polemica, è bene ricordarlo) fa paura, e subisce una zelante e miope censura. Tanto più incomprensibile nel momento in cui colpisce un film profondamente educativo, che racconta anche ai giovani e ai giovanissimi la battaglia – non ancora vinta – contro una malattia che, complice il silenzio di troppi, ha ucciso 40 milioni di persone nel mondo.

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