Theo Angelopulos, uno dei più noti registi europei, è morto nella serata del 24 gennaio, in seguito ai postumi di un gravissimo incidente stradale.
Un poliziotto fuori servizio l’ha travolto con la sua motocicletta.
Angelopulos stava girando il suo nuovo film, L’altro mare con Toni Servillo. E’ morto sul set, al lavoro su una nuova trilogia che avrebbe dovuto raccontare la Grecia di oggi, scossa da una crisi senza fine.
«La Grecia è oggi un paese triste. La crisi economica ha messo in evidenza tutti i problemi della nostra società, rimasti irrisolti nel corso degli anni: l’educazione, il rapporto con lo Stato, la volgarizzazione delle relazioni umane. Sono molto preoccupato per la Grecia di domani».
Se ne va un grande uomo di cinema, capace di lasciarci opere complesse, difficili per il pubblico di oggi, troppo abituato a subire e non a riflettere.
Dopo essersi laureato in legge ad Atene, studiò cinema a Parigi, ritornando nel suo paese per breve tempo, prima di essere esiliato dal regime dei colonnelli. Orso d’Oro a Berlino con I cacciatori, l’ultimo della trilogia sulla storia greca del ‘900, dopo I giorni del 36 e La recita.
Due film con Mastroianni, Il volo e Il passo sospeso della cicogna, quindi Lo sguardo di Ulisse cominciato con Volontè e continuato con Keitel, dopo la morte improvvisa dell’italiano.
Con L’eternità e un giorno vince la Palma d’Oro a Cannes: gliela consegna Martin Scorsese, presidente della giuria.
Memorabili i suoi piani sequenza. Indimenticabile, per chi vi scrive, quello che segue il trasporto via fiume di un enorme statua di Lenin, nell’epocale Lo sguardo di Ulisse.

