EPIC – Elvis Presley in Concert ****
Dopo aver dedicato al mito Elvis il film omonimo del 2022, Baz Luhrmann ritorna sulle orme del figlio del Mississippi con uno straordinario documentario di montaggio che testimonia gli anni di Las Vegas e delle tournée americane, della prigione dorata in cui il colonnello Parker l’aveva imprigionato fino alla sua prematura scomparsa.
Ricercando negli archivi della Warner, in un magazzino in Kansas vicino a delle miniere di sale, emergono 68 scatole con gli outtakes e il backstage di due film del 1970 e del 1972: Elvis: That’s the Way It Is e Elvis on Tour.
Si tratta di materiale mai visto prima, purtroppo privo di sonoro. Accanto a questi materiali in 35mm e 8mm Luhrmann trova un’intervista audio di 45minuti nella quale Presley racconta di sé e della sua vita.
Per due anni il regista di Moulin Rouge! ricostruisce restaura, sincronizza e monta il materiale ritrovato, costruendo il racconto esaltante e tragico del Re del Rock’n’roll nella sua dimensione più autentica e disperata.
Di fronte al pubblico in delirio di Las Vegas, Elvis mette in scena se stesso anche in tre spettacoli al giorno, per oltre 1100 repliche in nove anni. Assistiamo alle prima prove con la band, alla scelta del repertorio che spazia fra centinaia di brani, dal rhythm’n’blues al country, dal gospel ai nuovi classici dei Beatles, di Dylan, di Simon & Garfunkel. Ogni sera lo show deve continuare, tra fans impazzite e scene d’isteria collettiva.
Se il materiale del 1970 ci mostra un Elvis tirato a lucido, abbronzato, gioioso, all’apice della sua maturità artistica, pienamente padrone della scena e desideroso di riprendere il rapporto simbiotico con il suo pubblico, nelle immagini del 1972 già si nota la prima stanchezza, la routine, il desiderio neanche troppo nascosto di essere altrove, di svestire i panni attillati della star per vivere il successo in un modo meno monomaniacale.
Il film usa solo le parole di Elvis e le immagini inedite ritrovate, riuscendo a costruire un ritratto fedele del suo magnetismo elettrico, del suo carisma trascinante, della sua teatralità esibita.
Lasciando quasi sempre da parte Priscilla, le questioni familiari e la dimensione privata, ci riconsegna un performer all’apice della sua gloria musicale, istintivamente fotogenico, consumato intrattenitore di un pubblico che pendeva – letteralmente – dalle sue labbra.
Pur non essendo un tradizionale film-concerto, EPIC ci mostra una serie di versioni dal vivo dei suoi classici, spesso irriconoscibili, stressate o velocizzate, intervallate da altre melodie, nel tentativo di restituire a ciascun pezzo una sua verità inedita. In particolare nel film si ritrovano una versione infinita di Polk Salad Annie, Little Sister che dialoga con Get Back e una notevolissima di Suspicious minds nel finale.
Ad un certo punto viene citato a Elvis un articolo nel quale lui e Jagger vengono accostati nella capacità di “suonare il pubblico, come si farebbe con uno strumento” di ipnotizzarlo e trascinarlo verso di sé.
Luhrmann si mette interamente al servizio di Elvis, nel tentativo di mostrarne l’artista dietro il mito, il cantante dietro il Re: e allora ecco gli errori, i testi sbagliati, gli scherzi alle coriste, il dialogo continuo coi musicisti: il tentativo questa volta non è quello di re-interpretare l’oggetto dei desideri, quanto quello di lasciare che le immagini ritrovate ne testimonino la verità, senza mediazioni, in prima persona.
Sensazionale.

