La sala professori

La sala professori ***

Il nuovo film di İlker Çatak, presentato nella sezione Panorama dell’ultima Berlinale e poi scelto per rappresentare la Germania ai prossimi Premi Oscar è un ritratto inquietante e metaforico, ambientato interamente all’interno delle mura di un istituto scolastico, equamente diviso fra la classe delle medie dove insegna la giovane Carla Nowak, la sala professori, la palestra e l’ufficio della dirigente scolastica.

All’interno dell’istituto dove vige una politica di tolleranza zero nei confronti dei comportamenti fuori dalle regole, è appena cominciato il secondo quadrimestre e alcuni insegnati sono alle prese con una serie di piccoli furti che non trovano spiegazione.

Durante un incontro riservato con i due rappresentanti di classe, alcuni colleghi di Carla insistono per spingerli alla delazione di possibili responsabili, usando maniere forti e procedure a dir poco discutibili.

Questo comincia a creare tensioni all’interno della classe di seconda media che saranno acuite quando Carla per provare l’innocenza dei suoi alunni, finisce per subire un furto lei stessa e ha il fondato sospetto che la responsabile sia la Sig.ra Kuhn una delle segretarie della scuola, che è anche la madre di uno dei suoi migliori alunni.

Quasi per gioco, l’insegnante aveva lasciato il suo portafoglio all’interno della giacca in sala professori, allontanandosi per fare lezione di educazione fisica e registrando con il suo portatile il video di quell’ora d’assenza. Al ritorno, constatato il furto di alcune decine di euro, dalle immagini si nota la camicia indossata in quel momento dalla Sig.ra Kuhn.

La sospensione della segretaria scatena una serie di eventi che travolgeranno le sicurezze di Carla e il suo stesso modo di intendere l’insegnamento.

Il film di Çatak, scritto con Johannes Duncker è un piccolo apologo scolastico che mette in gioco radicalmente i rapporti di potere e di cura che costruiscono le fondamenta dell’istituzione scolastica.

L’insegnante liberale e animata dal senso di giustizia si trova a comprendere che la realtà scolastica è tanto più ipocrita quanto apparentemente dedita a perseguire con rigore il rispetto delle forme. Nell’era della post-verità poi ogni affermazione può essere rivoltata e usata fuori contesto, in modo indifferente alle intenzioni di    chi l’ha pronunciata.

In realtà i colleghi utilizzano la propria influenza per plagiare gli alunni, le colleghe rubano gli spiccioli dai salvadanai del caffé, la solidarietà fra insegnanti è solo interessata e lo stesso dialogo con gli studenti viene utilizzato strumentalmente.

E così invece di ammettere il furto, l’accusata minaccia di far causa alla scuola e all’insegnante per violazione della privacy, per aver ripreso senza consenso in uno spazio pubblico, il figlio alunno modello sfrutta i sensi di colpa della protagonista per distruggere le prove e inscenare la più plateale e testarda delle insubordinazioni, gli altri genitori sono preoccupati solo dei propri figli e non della verità e del contesto.

Il microcosmo della scuola diventa così contemporaneamente sia una metafora della condizione generale della nostra società, in cui merito e responsabilità sono vuoti simulacri da brandire per mantenere una rispettabilità solo di facciata, sia un rappresentazione delle dinamiche di potere e di quelle reputazionali, che guidano i nostri rapporti umani.

Il film, interpretato da Leonie Benesch (Il nastro bianco), in modo da frantumare un passo alla volta le certezze della sua giovane protagonista, mette in scena un paradosso inquietante: ogni volta che Carla cerca di mettere in pratica i principi di giustizia e la logica pedagogica, viene isolata dai suoi colleghi, costretta a confrontarsi con i suoi limiti e messa sotto pressione da genitori e dirigenza.

Sembrerebbe il ritratto di un fragoroso e diffuso fallimento educativo, eppure Çatak e Duncker riescono a trovare nel doppio finale motivi che lasciano aperto il discorso, ipotizzando sia una possibile ripartenz a pedagogica e contemporaneamente il rifiuto di ogni soluzione di compromesso.

Intelligentemente il film non risolve la complessità dei temi che ha sollevato, lasciando a ciascuno lo spazio di una riflessione che vada oltre i margini di questa storia.

Notevole.

Senza distribuzione italiana, per ora.

2 pensieri riguardo “La sala professori”

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