Marco Giusti su Dagospia

Cari lettori,

    lo sapete, qui a Stanze di Cinema non ci interessa molto lo stracult, non siamo fan di Marino Girolami, Michele Massimo Tarantini, Mariano Laurenti o Nando Cicero.

Ed abbiamo sempre denunciato la deriva di un atteggiamento critico, ormai diffusosi anche nelle Università, per cui il valore pseudo-sociologico di una certa commedia italiana di serie Z, finisce per prevale su forme, contenuti e giudizi di valore.

Qualcunò dirà che si tratta di Cultural Studies, richiamandosi a Gramsci, come sull’ultimo numero di Segnocinema.

A noi appare SEMPRE una scelta incomprensibile e senza senso.

Però se c’è una novità nel panorama della critica quotidianista è proprio la collaborazione fortunata e riuscitissima tra Dagospia e Marco Giusti, che ogni settimana ci regala un punto di vista diverso sui film in uscita, naturalmente con lo stile caustico, tagliente, divertito del suo autore, lontano dalla seriosità di altri colleghi della carta stampata.

Le cronache dal Festival di Roma sono state memorabili: mentre sui grandi quotidiani prevalevano il solito tono ossequioso  e paludato, assieme al timore di criticare la rassegna – sempre più inutile e costosa – di Rondi e Detassis, Giusti ha squarciato il velo dell’ipocrisia.

Il cinema dei Giusti: ve lo consigliamo caldamente!

 

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