Anche il sindacato registi si adegua all’autarchia degli attori e nomina 5 registi che hanno diretto film di produzione USA.
Non tutti i nominati sono nati negli Stati Uniti, ma tutti hanno sempre lavorato nell’industria statunitense. La diversity è semmai tutta interna con afroamericano, latino-americano, una sino-americana, un americano di origine ebraica e israeliana e un lonsangelino della San Fernando Valley.
- Paul Thomas Anderson, “One Battle After Another” (Warner Bros.)
- Ryan Coogler, “Sinners” (Warner Bros.)
- Guillermo Del Toro, “Frankenstein” (Netflix)
- Josh Safdie, “Marty Supreme” (A24)
- Chloé Zhao, “Hamnet” (Focus Features)
Tra gli esclusi eccellenti il norvegese Joachim Trier per Sentimental Value, il coreano Park Chan-wook per No Other Choice, il brasiliano Kleber Mendonça Filho per The Secret Agent e il vincitore della Palma d’Oro, l’iraniano Jafar Panahi.
Da segnalare anche l’assenza di Clint Bentley per il capolavoro di regia Train Dreams.
Cosa ci faccia Del Toro nel lotto dei cinque migliori dell’anno è un mistero che rimarrà senza spiegazione.
Questi invece i cinque migliori esordienti:
- Hasan Hadi, “The President’s Cake” (Sony Pictures Classics)
- Harry Lighton, “Pillion” (A24)
- Alex Russell, “Lurker” (Mubi)
- Charlie Polinger, “The Plague” (IFC)
- Eva Victor, “Sorry, Baby” (A24)
