Venezia 2024: Peter Weir Leone d’Oro alla carriera

Ha ricevuto l’Oscar onorario nel 2022 confermando il suo ritiro dal cinema e ora Peter Weir – il regista australiano che ha segnato con il suo lavoro almeno tre decenni del cinema del proprio Paese e di quello americano – si appresta festeggiare anche il Leone d’oro alla carriera.

Il suo straordinario umanesimo, unito ad una capacità sensazionale di cogliere lo spazio e il tempo, la raffinatezza semantica e filosofica del suo cinema ne hanno fatto un punto di riferimento indispensabile per ogni cinefilo cresciuto fra gli anni ’80 e i ’90.

Il suo Picnic ad Hanging Rock del 1975 rimane un capolavoro misterioso e ancestrale sull’adolescenza, Gallipoli – Gli anni spezzati uno dei film antimilitaristi più severi e trascinanti che si siano visti sul grande schermo: la corsa memorabile di Gibson tra le trincee mentre parte l’attacco chiuso da un fermo immagine che ricorda la celebre fotografia di Robert Capa, rimane un pezzo di cinema inarrivabile per forza drammatica, ritmo interno e sconvolgimento emotivo.

Un anno vissuto pericolosamente ambientato nell’Indonesia di Sukarno durante il colpo di Stato, unisce impegno politico, fascino febbrile e senso del destino.

La sua carriera americana comincia con Witness – Il testimone, un giallo ambientato nella comunità Hamish con Harrison Ford, allora al vertice della sua popolarità, dopo la trilogia di Star Wars e i primi due capitoli di Indiana Jones. Il film gli fa guadagnare la prima di sei candidature all’Oscar.

Il passo falso dell’ecologista Mosquito Coast viene subito dimenticato da un altro straordinario film generazionale, L’attimo fuggente, ambientato in un college maschile nell’America degli anni ’50, dove il prof. Keating insegna ai suoi allievi a rifiutare, attraverso la poesia, il conformismo delle istituzioni e di una società, così simile a quella in cui il film usciva nel 1989.

Fearless – Senza paura è un viaggio introspettivo nell’accettazione del lutto e del proprio destino, preludio ai suoi ultimi fuochi.

Truman Show, nel 1998 anticipa profeticamente il mondo social in cui tutti siamo immersi, con una storia scritta da Andrew Niccol che affonda nel mito della Caverna di Platone e che ribalta ingegnosamente l’ossessione per il controllo e i limiti fra lo spazio pubblico e quello privato.

Infine Master e Commander nel 2003 è una formidabile avventura in mezzo al mare, tra Maugham e Napoleone. Il finale è una nuova odissea del ritorno con The Way Back del 2010, uscito da noi solo due anni dopo.

Da allora un rispettoso silenzio rotto solo dalle celebrazioni per i premi raccolti in questo lungo tramonto.

Mi sia consentita infine una piccola nota personale. Nel 1993, ancora ragazzino, per la prima volta alla Mostra di Venezia, il primo autografo raccolto in quella folgorante esperienza fu proprio quello di Peter Weir che serviva come Presidente della giuria.

Ritrovarlo quarant’anni dopo sul palco della Sala Grande a ricevere il riconoscimento che merita, sarà un piacere del tutto speciale.

Di seguito il comunicato della Biennale:

È stato attribuito a Peter Weir, regista e sceneggiatore australiano (L’attimo fuggente, The Truman Show, Master & Commander), il Leone d’oro alla carriera della 81. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (28 agosto – 7 settembre 2024).

La decisione è stata presa dal Cda della Biennale di Venezia, che ha fatto propria la proposta del Direttore della Mostra Alberto Barbera.

“La Mostra del Cinema di Venezia e il suo Leone d’Oro fanno parte dell’immaginario del nostro mestiere – ha dichiarato Peter Weir, nell’accettare la proposta – Essere premiati per il lavoro di una vita come registi, è un grande onore”.

A proposito di questo riconoscimento, il Direttore Alberto Barbera ha dichiarato, “Con soli 13 film realizzati nell’arco di quarant’anni, Peter Weir si è assicurato un posto nel firmamento dei grandi registi del cinema moderno. Alla fine degli anni Settanta, si era affermato come l’autore principale della rinascita del cinema australiano in virtù di due lavori, Le macchine che distrussero Parigi e Picnic ad Hanging Rock, il secondo dei quali acquisterà nel corso degli anni lo statuto di film culto. Il successo internazionale dei due film successivi, Gli anni spezzati e Un anno vissuto pericolosamente, gli aprirono le porte del cinema hollywoodiano, del quale divenne in breve uno dei principali protagonisti, fautore di un cinema in grado di coniugare la riflessione su tematiche personali e l’esigenza di rivolgersi ad un pubblico il più vasto possibile. Pur nella diversità dei soggetti affrontati, non è difficile rinvenire nel suo cinema, insieme audace, rigoroso e spettacolare, la costante di una sensibilità che gli consente di affrontare tematiche eminentemente moderne, come il fascino per la natura e i suoi misteri, la crisi degli adulti nelle società consumiste, le difficoltà dell’educazione dei giovani alla vita, la tentazione dell’isolamento fisico e culturale, ma anche il richiamo degli slanci avventurosi e l’istinto della salutare ribellione. Celebrando il gusto del racconto e l’innato romanticismo, Weir è riuscito nell’impresa di rafforzare il proprio ruolo nell’establishment hollywoodiano pur rimarcando una distanza piuttosto netta con l’industria del cinema americano. Witness – Il testimone, Mosquito Coast, L’attimo fuggente, Fearless – Senza paura, The Truman Show e Master & Commander sono le tappe principali di un percorso artistico che ha saputo conservare la sua integrità di fondo sin dentro il successo commerciale dei film realizzati.”

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