Senza rimorso

Senza rimorso *1/2

Seconda avventura americana per Stefano Sollima (Romanzo criminale – La serie, Gomorra – La serie, Suburra, Soldado) ancora con Taylor Sheridan come sceneggiatore di un romanzo di Tom Clancy, di cui non indovinano un adattamento dai tempi di Caccia a Ottobre Rosso.

Senza rimorso però è nato soprattutto come veicolo divistico per Michael B. Jordan e, nelle intenzioni di Amazon, come avvio di un franchise, capace di regalare, nel corso del tempo, nuove avventure per il navy seal indistruttibile John Kelly.

Il risultato è uno dei film più ottusi e dimenticabili della stagione. Appesantito sia dalle necessità di ogni primo capitolo, sia dalle ambizioni malriposte di uno dei peggiori attori della sua generazione.

L’inizio è incoraggiante. Con un colpo secco che esce da una pozza d’acqua appena increspata e poi rivela la presenza della squadra speciale guidata da John Kelly. Siamo in Siria, terra di nessuno per eccellenza, per il thriller guerrafondaio americano standard.

Il vicedirettore della CIA Robert Ritter coinvolge il team di Kelly nell’estrazione di un un operativo preso in ostaggio dall’ISIS. Sul campo però Kelly comprende che il Daesh non c’entra nulla e sono i russi il vero obiettivo di un’operazione opaca, che finisce con una strage e con la morte di uno dei suoi.

La rappresaglia russa in territorio americano non si farà attendere: due dei Navy Seals vengono freddati barbaramente e l’assalto alla casa di Kelly si conclude con la morte della moglie incinta, mentre il soldato è ferito gravemente.

La Difesa e la CIA non vogliono altre ritorsioni. Così Kelly, aiutato dal tenente comandante Greer, esce dagli schemi e intraprende la sua vendetta personale per scoprire chi c’è dietro gli attacchi.

Sollima ci prova pure a disegnare un thriller d’azione un po’ meno convenzionale del solito, comincia bene, fa economia di mezzi narrativi, costruisce, nella seconda parte, una lunga sequenza in un palazzo assediato di grande precisione geometrica, ma poi finisce fagocitato da una storia veramente mal costruita, piena di doppi e tripli giochi, che non appassionano nessuno e si risolvono in un quasi due ore di tedio infinito e insopportabile revanscismo reazionario.

Siamo alle solite: le istituzioni sono corrotte o complici, giocano con gli uomini sul campo un azzardo nichilista, in ragione di una realpolitik sempre troppo cinica, mentre il soldato buono perde i suoi affetti e diventa una bestia, che carica a testa bassa, secondo il codice binario del sangue che chiama altro sangue.

Siamo all’interno di un impianto che più convenzionale non si potrebbe e si riconoscono a stento le impronte di Taylor Sheridan, in questo copione così sommario e risaputo.

Ad appesantire ulteriormente il film di Sollima ci pensa Michael B. Jordan, sempre più disastroso, nonostante la montagna di muscoli in bella mostra.

Già in Creed il suo personaggio scoloriva al cospetto del gigante stanco Rocky/Stallone, in Black Panther il suo era il ruolo più convenzionale e stolido, incapace di un qualsiasi arco narrativo complesso, ma in Senza rimorso tocchiamo veramente il fondo: solo pensare di fare il protagonista di una lunga serie di film è impresa sbagliata in partenza, lasciarlo alle prese con un personaggio così privo di qualsiasi sfumatura è stata una colpa ancor più grande.

Il suo sguardo è sempre vuoto, la sua fisicità persino un impaccio, la sua credibilità da filodrammatica di quart’ordine.

A saldare il tutto ci si aggiungono gli accorgimenti necessari a fare di Senza rimorso il primo di una serie di film, che sgretolano qualsiasi attesa e si chiudono con una scena a metà dei titoli di coda veramente pedestre e che annulla persino il senso del vero finale.

Cercando il franchise, Amazon ha trovato alla fine quello che meritava: il pilota di una brutta serie da tv generalista e nulla più.

Da dimenticare.

 

 

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