Servant 2: insieme a Jericho abbiamo smarrito anche la serie?

Servant 2 **

Dove eravamo rimasti al termine della prima stagione di Servant, moderna favola del figlio cambiato, ideata e prodotta dal duo M. Night Shyamalan – Tony Basgallop? La giovane Leanne, bambinaia del Wisconsin, fuggiva dalla casa dei Turner, benestanti coniugi di Philadelphia, con il piccolo Jericho tra le braccia. Leanne si ricongiungeva alla sua “setta” e spariva nel nulla. Dorothy, madre disperata, trovava nella culla la bambola perfettamente riprodotta dello stesso Jericho. In un certo senso, questa bambola c’era sempre stata. Solo dopo il rapimento Dorothy la vedeva per la prima volta.

Leanne aveva portato con sé un bambino “vero”? Oppure era stata in grado di resuscitare, in qualche modo, il povero Jericho? Servant si reggeva essenzialmente su questa domanda senza risposta. A Shyamalan, lo vediamo spesso nel suo cinema, piace giocare facendo collidere i differenti piani di percezione della realtà. La grammatica del fantastico cui si appoggia risale alla notte dei tempi, così come l’effetto sorpresa del sovvertimento di prospettiva. La follia o il sovrannaturale, da incubo privato, si espande, ribalta la regolarità, divenendo punto cardinale di un nuovo ordine degli elementi. In effetti, Dorothy è sola nel suo mondo di fantasia, almeno finché Leanne non arriva, in una serata piovosa, forte di un curriculum irreprensibile, a scombinare la quotidianità di un’intera famiglia. La sottile crosta di benevola ipocrisia viene frantumata da un flebile vagito. Il bambino, che per tutti (tranne che per Dorothy) era morto a seguito di un terribile incidente, ritornava a vivere. Com’era possibile?

La seconda stagione ripropone i medesimi protagonisti. Ritroviamo Dorothy e suo marito Sean Turner, chef alla moda. Tornano anche Julian, il problematico fratello di lei, nevrotico e cocainomane, e Nathalie, la kinesiologa amica di Dorothy, ideatrice dello stratagemma terapeutico della reborn doll. Il primo episodio si pone in continuità con il finale della season one. Mentre Dorothy esplora le stanze alla spasmodica ricerca di Jericho, Sean mette letteralmente la mano sul fuoco. Ricordiamo l’effetto collaterale della presenza di Leanne nella casa dei Turner: gli strani fenomeni di deprivazione sensoriale che avevano colpito soprattutto Sean, una sorta di contrappasso per un professionista del gusto. Nei nuovi episodi, affiora la colpa di Sean come la punta di un iceberg nascosto. L’analogia è applicabile a molte delle vicende rappresentate. Gli autori agiscono per sottrazione. Forse troppo.

Prendiamo, ad esempio, le indagini private dei Turner per rintracciare Leanne e ovviamente, attraverso lei, arrivare a Jericho. Gli indizi conducono ai Marino, una ricca famiglia di origini italiane. Sean e Dorothy escogitano un trucco ridicolo, camuffarsi da pizzaioli con tanto di listino online e servizio a domicilio (a proposito, se ordinate una pizza da ‘Santa Crostina’, sappiate che la pagherete in media 13 dollari) per entrare nella grande villa senza destare sospetti.

Le sfumature satiriche di Servant si prestano a essere annotate a margine: i coniugi Turner, bianchi quarantenni di successo, cittadini di una metropoli multiculturale a vocazione democratica, incasellano i Marino nel classico stereotipo dell’italiano medio innamorato della pummarola e individuano l’improvvisato fattorino, che nelle intenzioni iniziali doveva essere Julian, in Tobe, l’aiutante di Sean, dalle inequivocabili fattezze centroamericane, in altre parole il tipico immigrato sfruttato dalla gig economy. Ciò che qui interessa maggiormente è la funzione dei Marino all’interno dell’economia del racconto. Chi è la donna, un’anziana malata terminale, che giace nel letto? Perché Leanne si è trasferita da loro? In generale, chi sono i Marino? Qualche episodio più tardi, la villa è interessata da una sparatoria (i Turner lo apprendono dalla tv). Muoiono in tanti, compreso il piccolo Sergio, in un primo momento dato per disperso. Tutto è abbozzato, accennato, irrisolto. Servant 2 imbocca molti vicoli ciechi.

La figura di Leanne cambia. Presa in trappola da Dorothy, sostanzialmente rapita con l’inganno, la ragazza viene imprigionata nel cupo solaio della bella dimora dei Turner in compagnia di un manichino femminile,  cimeli di famiglia, vestiti fuori moda e luci natalizie. Dorothy, da par suo, si trasforma in una carceriera disposta anche a torturare pur di riavere Jericho. Ogni notte, alle due precise, fa visita a Leanne. Se nella prima stagione la ragazza del Wisconsin incarnava l’elemento perturbante per eccellenza, lo straniero che sovverte le leggi (perfino quelle fisiche), nel seguito di Servant la domestica venuta da un misero contesto rurale è colta nella sua umana fragilità. Alcuni tratti caratteristici della triste infanzia di Leanne sono messi a nudo, ad esempio il rapporto tormentato con la madre, e almeno un avvenimento, il devastante incendio che ha carbonizzato la sua casa di provenienza, è spiegato secondo un banale nesso di causa-effetto.

Leanne è quindi solo una delle tante vittime della Chiesa dei Santi Minori? Una ragazza sfortunata incappata nella rete di uno pseudo-culto veterotestamentario? “Non ci è consentito ascoltare musica”, rivela Leanne a Julian. La normalizzazione di Leanne si scontra con alcune evidenze inquietanti, feticci, pasticci, luci impazzite, vetri che scoppiano. E poi, arriva lo zio George.

Servant attinge a piene mani dalla cassetta degli attrezzi del grottesco per esacerbare i profili dei personaggi. Abbiamo già conosciuto i “pregi” dello zio George, dalla grettezza nei modi all’ineducazione a tavola. Una figura eccessiva, caricaturale, una specie di summa dello zotico dell’America profonda, citazioni del Vecchio Testamento incluse. Sarebbe un esercizio sterile fare un elenco di tutte le stranezze del buon George palesate nella seconda stagione, basti qui ricordare gli stati di trance autoindotti e le inattese competenze in fatto di preparati galenici. George è tornato da Sean e Dorothy per strappare Leanne dalla triste mansarda e riportarla nel posto che, a suo dire, le spetta. A quale regola la ragazza avrebbe disubbidito? La Chiesa dei Santi Minori sembra rispettare un ordine nella dislocazione dei suoi adepti. “A noi è stata data una seconda possibilità”, dice George a chi lo interroga. E a Leanne si rivolge con queste criptiche parole: “Tu sei smarrita, devi pagarne il prezzo”. Un rito in quattro fasi segna un iter di purificazione alquanto singolare…

Lo zio George appare perennemente sporco di fango, come se fosse stato appena dissotterrato da una buca. Leanne farfuglia qualcosa in merito al suo essere stata strappata da un luogo presso cui era sepolta. Dorothy, a chi le domanda cosa sarebbe disposta a fare per ricongiungersi con Jericho, risponde: “Percorrei la stessa strada con la cintura di Ermes, vicino alla sua culla”. Julian durante il surreale pranzo di Natale crolla a terra esanime, finché Leanne lo rianima con un bacio.

“L’ho visto lì”, dice il fratello di Dorothy ai parenti accorsi al suo capezzale, riferendosi, con ogni probabilità, al nipote “scomparso” (nella doppia accezione semantica, prima morto e, una volta “resuscitato”, rapito da forze oscure). Servant, in più circostanze, chiama in causa il topos letterario dei morti viventi e pare percorrere una linea d’ombra narrativa che, nella serialità televisiva, ha il suo paradigma nell’insuperato Les Revenants.

Un’altra lente con cui guardare Servant è la tematica del controllo. Nella seconda stagione la paranoica Dorothy è sorvegliata speciale. Con i suoi eccessi, potrebbe portare la polizia sulle tracce di un bambino che lei crede essere il “vero” Jericho, quando, secondo le leggi stringenti della razionalità, non può esserlo. Leanne, come accennato, è reclusa nel sottotetto e anche lo zio George è sottoposto ad un’ardua manovra di contenimento, tanto da sollevare le ironie di Julian sulla trasformazione della casa in una prigione.  L’investigatore privato Roscoe pedina i capi della setta, svanisce per quattro giorni e al suo ritorno agisce e parla (“Loro sono speciali”, “Sento che le cose stanno volgendo al meglio”) sotto l’effetto di uno strano incantesimo. Qualcuno recapita pacchi senza firmarsi, tenendo in scacco l’intera famiglia. Un’atmosfera vagamente alla Haneke prova a restituire un clima di assedio orchestrato da potenze anonime. Il controllo è anche tecnologico. Pedinamenti, incursioni e agguati del nemico vengono mostrati in videochiamata. I Turner scoprono di essere stati spiati attraverso una telecamera montata dietro una parete divisoria. Leanne, su un vecchio televisore, ripassa la registrazione dell’intervista di Dorothy a lei bambina, girata molti anni prima che le due si conoscessero, e si rivede mentre gioca alla playstation con Sergio Marino. Chi l’ha ripresa? Per quale motivo?

Nel complesso, lo script di Servant 2 è sfilacciato e lacunoso. Il tocco stesso di M. Night Shyamalan  è meno evidente. La mancanza fisica di Jericho, autentico baricentro narrativo, non è compensata da alcun inserimento significativo di temi o personaggi. Il bambino, con la sua semplice presenza, era un catalizzatore (in)naturale di ansie. Il senso di colpa di Sean è una bomba al rallentatore incapace di esplodere. L’intimità condivisa da Leanne e Julian è una sterzata brusca nella sceneggiatura. La funzione della poliziotta Reyes è poco chiara. Kourtney, nella sua ignoranza, è simpatica ma manca di spessore. L’apparizione di Josephine è effimera e brutale. La perdita di compattezza è imputabile anche allo sfarinamento di quello strato di simboli e allegorie che rendeva la serie, nella prima stagione, un continuo geroglifico di segni da sottoporre a decodifica.

L’estetica stessa della casa ne risente: da labirinto di eccentriche manifestazioni sovrannaturali, diventa luogo di tensione tra un sopra, il luogo d’esilio forzato di Leanne, e un sotto, le fondamenta spalancate sull’abisso. Certo, la verità è là fuori, direbbe qualcuno, e la terza stagione non mancherà di riservare sorprese (“ho scatenato una guerra”, profetizza Leanne nelle battute finali), tuttavia l’aura di mistero pare essersi solidificata in un thriller infarcito di stranezze fini a se stesse. Se Servant 2 fosse un disco, sarebbe una collezione di brevi b-side: ogni episodio dura appena 25 minuti, altra scelta non lungimirante che contribuisce a rafforzare la sensazione di elisione di un discorso inizialmente accattivante.

Il cast, riconfermato in blocco, si mantiene comunque su standard di recitazione elevati. Nell Tiger Free, Lauren Ambrose, Toby Kebbell, Rupert Grint costituiscono un quadrilatero di attrici e attori di sicuro talento e affiatamento. Boris McGiver è sopra le righe (poteva essere altrimenti considerato il personaggio?) ed occorre sottolineare la presenza della guest star Barbara Sukowa. Se non la riconoscete, è a causa di quel velo nero che le copre il viso.

Il Servant che apprezzavamo, un po’ come Jericho, è stato scambiato con una copia somigliante all’originale che tuttavia inganna e tradisce le attese. Ora in testa abbiamo gli stessi dubbi dei Turner. A chi inviare il riscatto per riavere Servant indietro?

Titolo originale: Servant 2
Numero degli episodi: 10
Durata ad episodio: tra 25 e 30 minuti l’uno
Distribuzione: Apple Tv+
Data di uscita: dal 15 gennaio 2021 a cadenza settimanale
Genere: Thriller, Horror, Drama

Consigliato a chi: ha un videoregistratore betamax conservato in cantina, da bambino aveva un pigiamino da astronauta, non si è mai fatto troppe domande sulla composizione delle pomate.

Sconsigliato a chi: non crede all’esistenza di patate da 600 dollari al chilo, non ha mai desiderato accendere il barbecue sotto la neve, ha un lucernario da riparare.

Visioni e letture parallele: 

– Un film animato dell’ultimo Natale di grande successo, una favola ricca di suggestioni filosofiche a cavallo tra vari Mondi: Soul di Pete Docter e Kemp Powers (disponibile su Disney+).

– La scrittura può superare il lutto più grande? La risposta della poetessa danese Naja Marie Aidt è unica e esemplare: Se la morte ti ha tolto qualcosa, tu restituiscilo (Utopia Editore, 2021).

Una citazione: “Dov’è tua madre ora?” “Brucia”.

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