Lisey’s Story: Pablo Larrain non sa quando riuscirà a riprendere le riprese

Uno dei progetti più interessanti e inconsueti della stagione avrebbe dovuto l’incontro tra Stephen King e Pablo Larrain, mediato da Julianne Moore e da Apple tv+.

Il regista cileno aveva acconsentito di dirigere la serie tratta da Lisey’s Story, il romanzo scritto da King nel 2006, con Julianne Moore protagonista e con Clive Owen.

Aveva anche scelto il persiano Darius Khondji (Se7en, Io ballo da sola, Midnight in Paris, Amour, Diamanti grezzi) come direttore della fotografia.

Le riprese stavano procedendo da oltre sei mesi, prima del lockdown: “We were [shooting] for six months in a row and we had a few weeks left, and we had to stop, so I guess we’re wondering and seeing how we restart, how are those conditions. I don’t have clarity today,”

Lisey, moglie di Scott Landon, celebre scrittore da poco defunto, in occasione del riordino delle carte lasciate nello studio del marito, si trova suo malgrado a ripercorrere le tappe essenziali della sua vita matrimoniale, scoprendo, un po’ alla volta, che l’emergere dei ricordi avviene in modo decisamente poco casuale.
Prima l’improvviso stato catatonico in cui precipita Amanda, l’instabile sorella più anziana della donna, poi la persecuzione ossessiva e violenta di un invadente ammiratore del marito, infine il succedersi di una serie inquietante di fenomeni straordinari, inducono Lisey a sospettare che l’universo immaginario da cui Scott traeva ispirazione per i suoi romanzi possa esistere per davvero e che da quel mondo parallelo e magico qualcosa stia cercando di entrare in contatto con lei.

Tuttavia le preoccupazioni di Larrain, che sarà poi impegnato a dirigere Spencer con Krisen Stewart nei panni di Lady D, sono più radicali: “My concern is almost like a poetic darkness in terms of what happened with those movies that don’t get wide distribution because the cinemas are full of these major superhero movies?  What happened to those movies that used to have distribution and those movies aren’t bought by distributors? It’s like a cemetery of cinema. It’s terrible. I’m worried about those movies that don’t have a place and deserve to exist because they change culture. It’s a little bit disturbing.”

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