Tenet di Nolan rinviato ancora. Il mondo del cinema in fermento: much ado about nothing?

Ormai sta diventando una telenovela.

Tenet, il nuovo film di Christopher Nolan, con John David Washington e Robert Pattinson avrebbe dovuto uscire a metà luglio, poi è stato spostato di due settimane al 31 luglio.

Il 3 agosto avrebbe dovuto aprire anche in Italia. Data insolita, ma tra arene e cinema d’estate senza alcuna concorrenza, forse qualcosa avrebbe pure incassato.

Ma Tenet non è per la Warner un piccolo film su cui fare esperimenti, ma il più grande sforzo produttivo della stagione: quasi 200 milioni di budget, oltre alla pubblicità e al marketing.

Sbagliare l’uscita vuol dire perdere troppi dollari.

E allora ecco che arriva un nuovo rinvio, di altre due settimane, fino al 12 agosto. In Italia il film arriverebbe il 26 agosto, a questo punto.

La strategia di adattamento sarà anche nobile e l’idea di ‘salvare l’estate’ lanciando almeno un paio di buoni titoli, per riabituare il pubblico al ritorno in sala è altrettanto meritoria.

Tuttavia si scontra con la realtà della diffusione del COVID 19, che negli Stati Uniti e in molte parti del mondo è tutt’altro che concluso o in recessione, così come appare in Italia e in Europa.

La recrudescenza in California, in Texas, in Florida, in tutto il Sudamerica, sembra voler fare a pugni con l’illusione di un ritorno veloce alla normalità.

La stessa situazione la vivono i festival del cinema, che sembrano stare in una bolla, con i selezionatori che compilano liste infinite e organizzano programmi, per rassegne da vivere in persona, mentre tutto attorno a loro gli addetti ai lavori restano interdetti, se non proprio sconcertati.

La selezione tragicomica di Cannes ve l’abbiamo raccontata nei mesi scorsi.

Nei giorni scorsi Toronto ha diffuso un lunghissimo comunicato, che sembrava un vaticinio della Sibilla, tutto da interpretare: le uniche cose certe (forse) sono la riduzione a soli 50 film, dai consueti 250, della sua line-up, e il limite alle proiezioni live che occuperanno solo i primi cinque giorni del festival, lasciando poi spazio ad eventi, incontri e proiezioni virtuali.

La Mostra di Venezia sembra voler procedere come se nulla fosse.

Nessuna comunicazione ufficiale è stata diffusa a giornalisti, critici e addetti ai lavori, nonostante il procedimento di accredito sia già aperto e in funzione, probabilmente con criteri nuovi e con numeri molto ridotti, tuttavia mai comunicati.

Variety ha persino annunciato che ci sarà il red carpet con fotografi distanziati.

Tutto bellissimo, tutto ideale. Ma per chi?

Una grande strategia di rimozione sembra aver contagiato un mondo del cinema che arranca in formule vecchie, senza comprendere appieno le opportunità e le necessità di un contesto nuovo.

Nel frattempo, la stessa 01 distribuzione, presentando il proprio listino, si è affrettata a smentire che i loro migliori film saranno a Venezia, Netflix quasi certamente non ci sarà e molte major potrebbero disertare, anche perchè sussiste ancora oggi un divieto per i voli tra Italia e Stati Uniti.

Tutto questo mentre il Cinema America e le associazioni di produttori, esercenti e distributori, Anica e Anec, sono ormai alla guerra di ricorsi e denunce, dopo il rifiuto di alcuni distributori di concedere i diritti dei loro film alle rassegne estive romane.

C’è grande confusione sotto il cielo.

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