Berlinale 2019. The Golden Glove

The Golden Glove *

Ma perché?

Come un tintinnio da acufene, un tenue innocente “ok, ma perché?” mi risuona con insistenza nell’orecchio mentre guardo srotolarsi le due ore e passa di Golden Glove (Der Goldene Handschuh), ultimo lavoro di Fatih Akin.

È un “ma perché?” bello sfaccettato. In parte la vocina in testa si chiede quale attore sano di mente, copione alla mano, avrebbe potuto prestarsi con entusiasmo a far parte di una tale fiera del degrado. Con una certa prepotenza, la vocina si tortura anche sul perché il film sia in concorso per l’Orso d’Oro. In compenso non chiede ragguagli sulla trama, piuttosto lineare.

Un serial killer particolarmente lombrosiano semina terrore nelle strade di Amburgo nei primi anni Settanta, sue vittime predilette donnine over 65 senza famiglia o aspirazioni. Il punto è che il versante storico è inesistente – a segnalarci l’epoca sono dettagli minimi -, del pazzo omicida sappiamo poco o nulla, delle vittime ancora meno, polizia non pervenuta nonostante un’enorme quantità di tracce – il pazzo in questione non è un mago del crimine – quindi di realismo manco a parlarne. Il che ci lascia in mano solo uno sfogo di sadismo da parte del regista e diverse domande sconsolate.

Dev’esserci stato un momento preciso in cui Akin ha sciolto la briglia, si è svaccato e si è detto: “Mah, sai che c’è? A questo punto va bene qualsiasi cosa”. Solo che è difficile individuare l’attimo esatto in mezzo al mischione orrorifico in cui ci troviamo avvoltolati dopo circa 7 secondi dall’inizio del film. Potrebbe essere lo scambio di battute in cui il nostro amico Fritz Honka (Jonas Dassler) esprime la volontà di ravanare un’avventrice del suo bar preferito – il Golden Glove, appunto – con uno stoccafisso appena pescato, potrebbe essere il tentativo di copulazione andato (a) male fra l’amico Fritz e una corpulenta ammaliatrice di terza età, potrebbe essere uno qualsiasi dei suoi omicidi a sangue freddo minuziosamente inquadrati con tanto di primi piani a effetto.

Un imbarazzo della scelta che lascia subodorare – oltre al lercio degli interni di casa Fritz, dove il nostro killer lascia marcire i cadaveri smaciullati coprendone le esalazioni con qualche comodo Arbre Magique aroma menta – un probabile posto d’onore, nel futuro, in qualcuno di quei video YouTube dal gusto gore, in cui guru allucinati ragguagliano i fedeli sulle opere cinematografiche più orrende, estreme e mortificanti in circolazione.

Guardatelo se vi volete male, consigliatelo ai vostri nemici, vantatevi di averlo visto se volete dimostrare di avere lo stomaco forte e possibilmente qualche problemuccio da risolvere.

Presentato in concorso alla 69esima Mostra Internazionale di Cinema di Berlino.

Non classificabile.

 

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