Eighth Grade

Eighth Grade **1/2

Film d’esordio di Bo Burnham, youtuber, cantante, stand up comedian e attore, Eighth Grade è un ritratto minimo e realista di una tredicenne della generazione Z, Kayla Day.

Ossessionata dai social, ma ancor di più dalla rappresentazione di sè e dalla scoperta dell’altro sesso, come tutte le tredicenni di qualsiasi generazione, Kayla si esprime in una lingua in cui ogni parola è una conquista, in cui le intercalari, le pause, i dubbi riempiono frasi continuamente smozzicate.

Kayla vive con il padre in uno di quei sobborghi residenziali, così tipici degli States. La madre non l’ha mai conosciuta. E’ una biondina simpatica, ma non proprio la più popolare della sua middle school. La sera nella sua cameretta, si filma mentre cerca di raccontarsi e di dare dei buoni consigli alle sue coetanee, ma i suoi video non solo molto visti. Infatuatasi di un piccolo bullo suo compagno di classe, viene invitata dalla madre di una sua compagna alla sua festa di compleanno in piscina. Qui conosce un cugino della festeggiata, altrettanto originale.

La fine della scuola si avvicina e in un open day organizzato dalla high school che frequenterà dall’anno successivo, fa amicizia con la sua tutor, che la invita ad uscire con i suoi amici più grandi. Finalmente accettata in un gruppo e a suo agio con ragazzi più maturi, scoprirà che non è tutto oro quello che luccica.

Burnham si affida alla bravissima Elsie Fisher che sostiene il suo film interamente, dalla prima all’ultima scena, regalando al suo personaggio anche qualcosa di suo.

Doppiatrice americana di Masha e Orso e del personaggio di Agnes in Cattivissimo me, la Fisher è perfetta nel suo spirito avventuroso e nelle sue parole a metà. Ossessionata dall’essere cool a tutti i costi, Kayla vive i timori, gli slanci, le incomprensioni e l’inadeguatezza della sua età. Il film le sta accanto con pudore e con un rigore nella messa in scena che sono le note più positive di un film dalla drammaturgia minima, che ricorda Linklater e la sua poetica.

Eighth Grade è un davvero un piccolo film indie, anche se alle sue spalle ci sono Scott Rudin e la A24, ma il lavoro di Burnham è psicologicamente credibile e racconta un microcosmo, quello dell’età di mezzo tra l’infanzia e la high school, che il cinema ha esplorato raramente e quasi solo in ruoli marginali. Qui invece Kayla è centrale, tutto ruota attorno a lei.

Intelligentemente Burnham decide di lasciare sullo sfondo l’assenza della madre, evitando di farne un espediente di ricatto sentimentale o una rivelazione narrativa.

Anche il ruolo del padre di Kayla è risolto con pochissimi elementi, ma sufficientemente realistici e indovinati, da farne un personaggio vero, con i suoi timori e la sua generosità.

Naturalmente un capitolo intero si potrebbe dedicare al rapporto tra Kayla e i social, a partire dalla simbiosi con il suo smartphone e dal dialogo con i ragazzi della high school, che misurano la diversità generazionale dall’età in cui si è iniziato ad usare una determinata applicazione.

Nonostante negli Stati Uniti sia stato vietato ai minori, per una scena in cui la protagonista cerca di capire cosa sia una fellatio, il film è davvero significativo, anche per i coetanei di Kayla, oltre che per i loro insegnanti e i loro genitori.

Una delle sorprese indie della stagione. Difficile che arrivi in Italia nelle sale.

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